“Non credo perderei in uno contro uno con LeBron, diversa la situazione con Kobe Bryant, perché lui mi ha rubato tutti i miei movimenti“.

Con queste parole, MJ ha stuzzicato i suoi “eredi”, quelli veri. I due non hanno esitato a rispondere: “Davvero MJ ha detto così? – ha dichiarato un sorpreso LeBron James, nel corso del traning camp nelle Bahamas – Ho pensato a questa sfida, ma nessuno potrà mai vederla e non accadrà mai. E’ un argomento per far parlare le persone di NBA“. La replica della stella dei Los Angeles Lakers, che sta recuperando dall’infortunio, è arrivata via Twitter: “E’ un effetto domino. Io ho rubato alcuni suoi movimenti, questa generazione ruba alcuni dei miei“.

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Diamo i voti, utilizzando tutti i valori possibili:

Criterio di riferimento

Michael Jordan

Kobe Bryant

LeBron James

POTENZA 8.5 8 10
FISICO 9 8 10
ATLETISMO 10 9 9
I.Q. CESTISTICO 10 10 9
JUMP SHOT / 3POINT SHOT 10 / 7 (32%) 9 / 7.5 (34%) 8 / 8 (34%)
PENETRAZIONE 10 9 10
DIFESA 9 8 8
RIMBALZI 8 7 9
GIOCO IN POST 8 8 9
ASSIST 9 8.5 9.5
LEADERSHIP/CARATTERE 10 / 10 10 / 10 8.5 / 7

Partiamo da una precisazione preliminare, King James è giocatore più completo degli altri due, può svariare ed eccellere in più ruoli, è potente, più simile a Magic, meno visione di gioco e più potenza e capacità realizzativa, ma come fisico sono analoghi. Gli altri due invece sono due guardie pure, magari adattabili al ruolo di small forward all’occorrenza, niente di più.

Detto questo, andiamo ai voti. La potenza chiaramente a favore di LeBron, un toro, un giocatore di football trapiantato dal field al court. Fisico idem, anche se MJ eccelleva quanto a cura del proprio fisico e perfezione, il Black Mamba non sarebbe da meno ma ha sempre pagato infortuni, rispetto agli altri due ha sempre sofferto fisicamente. Atletismo stiamo parlando dell’elitè del pianeta, non della Nba, tuttavia il Jordan degli esordi è inarrivabile per gli altri due. Si tratta comunque di tre alieni!

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Intelligenza cestistica, leadership e carattere, MJ e il Black Mamba sono i numeri 1, forti e duri come pochi, svegli e lucidi nei momenti decisivi. LeBron ha da imparare, cestisticamente è sveglio come un razzo, quanto a carattere invece, sembra uno pieno di sè, che sul parquet ama le responsabilità, ma mai gli addetti ai lavori dimenticheranno cosa ha fatto per vincere, una scelta da loser, nè più ne meno. Rammentate che il primo MJ le ha prese da Celtics e Pistons e poi ha vinto con le sue forze, piangendo sul parquet dopo anni di frustrazioni e di allenamenti terribili. Ed è vero che i Bulls 1996 erano invincibili, ma quelli del 1991 non erano tali (nel quintetto, a parte Pippen, Paxson era un comprimario, Grant un solido difensore e Cartwright era a fine carriera); insomma, MJ ha voluto vincere con le sue forze, stesso dicasi per Kobe che, vincente con Shaq, ha voluto vincere senza the big Diesel per dimostrare al mondo chi era! Qui LBJ paga, D-Wade era un numero 1 della Lega quando si sono uniti, e Bosh uno dei primi 10. Too easy, non ci piace.

Andiamo ai rimbalzi, e qui torna il dominio di King James, potenzialmente un “4” da doppia doppia di media facile, gli altri due non erano male, MJ ne ha raggiunti anche 8 di media in una stagione, tanti per il ruolo, ma stanno una spanna sotto rispetto al ragazzo da Akron.

In difesa diamo un voto politico, mix tra il talento e l’atletismo difensivo, e l’applicazione. Parliamo in pratica di tre fenomeni anche nel fondamentale difensivo, che però riservavano le loro difese ai momenti decisivi, insomma 10 per il talento e 6 per la voglia, un voto in più a MJ perchè è stato anche difensore dell’anno NBA.

Infine assist e gioco in post. LBJ eccelle in entrambe le skills, davvero notevole. MJ non è da meno, Kobe ha dimostrato proprio nell’ultima stagione di saper vedere il gioco in modo divino. Spalle a canestro però Jordan e Bryant hanno un grandissimo fade away, uno dei movimenti in sospetto di furto da parte del Black Mamba nei confronti di MJ, tuttavia James ha più potenza e può giocare in post anche con movimenti andando verso il ferro, non solo in allontanamento, del resto ha studiato da Akeem Olajuwon, non un fesso qualunque.

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Che dire, premesso che in ipotetici 1vs1 la vittoria andrebbe una volta ad uno, un’altra volta all’altro, in base alla casualità del caso concreto, ai punti, magari non all’unanimità, vince ancora MJ, Kobe gli si avvicina tanto, è a lui analogo ma una spanna sotto, è il suo vero erede naturale, ma non lo eguaglierà mai. King James è diverso, forte in modo inverosimile, ma diverso. Non sapremo mai quale sarebbe la sua considerazione se fosse rimasto a Cleveland, magari vincendo con accanto un giovane Irving, Varejao, Waiters e Anthony Bennet. Forse in quel caso lo avremmo elevato accanto a His Airness, ci saremmo sicuramente evitati quei colpi di tosse delle Finals 2011.

Vincere titoli è importante, ma vincerli come? Facciamo un breve riepilogo:

  1. Magic ha vinto il primo titolo, giocando da pivot a causa dell’infortunio di Jabbar, mvp a 20 anni, realizzando 42 punti con 15 rimbalzi e 7 assist.
  2. Bird se l’è vista sempre con Sixers, Pistons e Lakers, Erving e Magic giocavano con la divisa avversaria.
  3. Jordan le ha prese per anni (Celtics, Pistons), e si è sempre rialzato fino a diventare il più forte di sempre, battendo tutto e tutti.

Ad oggi, insomma, anche LeBron, per noi, sta un gradino sotto, ha un talento divino, l’unico che potrebbe essere accostato a MJ e a chi lo ha preceduto (Magic e Bird), ma la sensazione è che ancora gli manchi qualcosa, a livello caratteriale, per ergersi accanto ai suoi tre precedessori. I titoli contano, ma non bastano.

Andrea Di Vita