Ciuff – I Giganti della Pallacanestro

Carriere leggendarie: Lobby, il vero trash-talker

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EPISODIO V - IL VERO TRASH TALKER

2013-03-20-20-17-53Forgiato sui peggiori playground di due continenti, è nato cestisticamente all'oratorio "Antonio Rosmini" di Erice ed è poi cresciuto tecnicamente sui peggiori asfalti della città di Milano, che frequentava anche con pioggia e neve. Da lì in poi, cambio di temperatura, per migliorare il proprio bagaglio tecnico al Recreation Center di San Diego, Pacific Beach, dove il suo tiro è divenuto pressochè infallibile.

Subito dopo, Venice Beach a Los Angeles e il Rucker Park di New York, il Lobby ha sempre detto di andare negli States in cerca di lavoro. Camera di commercio a New York, ristoranti e locali in California. Vero, tutto vero, ma alla base di tutto c'era la ricerca della vera essenza del basket.. e, forse, anche un pò di figa, che non guasta mai!

Insomma, un girovagare per il mondo alla ricerca del vero basket, che lo ha poi portato sulle spiagge di San Vito Lo Capo, a dettar legge ed a intimorire ogni avversario con il suo trash-talking, acquisito negli Usa dove o ti adegui o sei fatto fuori dai giochi. "No blood, no foul", la legge del playground! La vera leggenda del Lobby, quindi, si consolida proprio a San Vito dove un giocatore come lui, onestamente, non si era mai visto. Nella sua macchina poteva mancare la benzina, magari pure le ruote o i sedili, ciò che non mancava mai era il pallone da basket, due scarpe e due calze di spugna, per poter dominare in ogni momento.

Al campo è sempre stato il primo, sempre lì a piazzare un jumper dietro l'altro, in attesa di fare sul serio, nel più classico dei 3vs3. Non stiamo parlando di un fenomeno ma di una vera leggenda. Da ragazzino solo un paio di stagioni di settore giovanile, erroneamente impostato come pivot, quando dominava il pitturato dall'alto dei suoi 180 cm conseguiti già alla tenera età di 12 anni. Qualche anno dopo, raggiunta la maggiore età, quei 180 cm non bastavano più per dominare sotto i tabelloni, ed ecco la conversione in esterno dal tiro mortifero.

lobbyCome detto, mancavano le basi, quindi attendetevi un errore da solo in contropiede o, magari, un appoggio sul ferro da distanza ravvicinata. Ma quando si parla di jumper da 5-6 metri, canestro assicurato. Mi è sempre bastato andare dentro e caricarmi il raddoppio, scaricare e vedere la palla dentro la retina un secondo dopo. Fare assist non è mai stato così facile per un playmaker.

"Passa qui, non posso sbagliare, non sbaglio mai", "ma che mani hai tu? mani di merda?", "te lo sto segnando in faccia, non mi puoi difendere", "sono immarcabile, passami sta palla e chiudiamola qui", il repertorio del Lobby, uno che sul campo dominava prima con la testa e poi col gioco. E, in tutto questo, riusciva pure a farti ridere, continuando a parlare per tutta la partita, l'anima del playground.

Qualche anno fa, dopo aver girovagato per il mondo alla ricerca della filosofia del basket, finalmente abbiamo potuto giocare insieme in campionato. Esordio in una palestra da cricket con dimensioni decisamente non regolamentari. La differenza di valori era evidente ma il Lobby era così carico che dopo 4 minuti dovette chiedere il cambio per carenza di fiato. Sforzo non necessario, visto che vincemmo di circa 30 punti, ma lui non ha freni, sul campo tutto e subito!

Quella stessa stagione arrivammo alla finale regionale, dove Lobby, tra l'altro, ne mise quasi 20. Era maggio, da noi era estate piena, ma dove si giocavano le finali era zona di montagna, faceva ancora un pò di fresco, specialmente la sera. Lobby, reduce dall'esperienza californiana, si presentò in infradito, pantaloncini e t-shirt, venendo etichettato subito come "cugino scemo americano" dai senior del gruppo. Era la sera della coppa dei campioni dell'Inter, qualche anno fa..

Durante la semifinale, invece, giocai una partita eccellente da oltre 30 punti e, nel finale, segnai quasi tutti i tiri liberi sul fallo sistematico, io che generalmente li tiro di sinistro per quanto faccio cagare con la mano destra. Eppure, in quell'occasione, tutti dentro. E mentre li tiravo, sentivo dietro di me: "Non sbaglia mai, ne mette dentro uno sì e l'altro pure".. Era il Lobby che lo gridava in faccia alla panchina avversaria!

Ma la vera leggenda del Lobby, per quanto abbia anche trascorsi in campionati ufficiali, nasce e si consolida sull'asfalto, dove è il re assoluto ed incontrastato da ormai 15 anni. Gestisce tutto, squadre, pallone, cambi, per i più giovani è un riferimento, le sue frasi sono celebri ovunque: "qui servono pivot con le palle, non play checche", riferendosi ai nuovi giovani palleggiatori pettinati che fanno tanta scena e poi in campo non servono ad una mazza. Oppure il più classico dei "Sir Pitocio, smettila di picchiuliare e passa questa palla a me", dove con "picchiuliare" si intende palleggiare insistentemente e in modo inutile. O, magari, l'ancor più classico dei "ti sta facendo il culo, non ti vergogni?" giusto per accendere un pò gli animi a caso..

Adesso gestisce un locale ma va al campo in ogni occasione in cui trova un attimo libero. Ma anche quando non ha tempo, talvolta, a fine serata, dopo fiumi di alcol e birra, nella piazza dove è sito il suo locale, si dice che venga fuori un canestrino e allora.. Leggenda!

A.D.V

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