Ciuff – I Giganti della Pallacanestro

Figli d'arte e pallacanestro di famiglia

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La storia dello sport è piena di figli d'arte, ovvero di ragazzi che hanno portato il "fardello" di avere un padre che aveva fatto la storia di uno sport. La pallacanestro, ovviamente, non è esente da questo fenomeno, in tantissimi hanno calcato i parquet seguendo le orme del proprio padre, cercando di eguagliarne la carriera ed i risultati agonistici.

La realtà ci insegna che, però, sebbene in tanti ci abbiano provato, solo in pochi sono riusciti a ripercorrere ciò che aveva fatto la generazione precedente, in pochissimi, se parliamo dei livelli più alti, dei vertici della pallacanestro. Sfondare nello sport, infatti, non è cosa semplice e, spesso, essere figli di grandissimi campioni è soltanto un peso e non un vantaggio.

Basti guardare i figli di Michael Jordan, entrambi falliti e crollati sotto il peso della grandezza del padre, entrambi privi della voglia di faticare in palestra. Ma non va sempre così, perchè alcuni, invece, ce l'hanno fatta.

Parlando di Nba, la storie da raccontare aumenterebbero, partendo dalla famiglia numero 1 in assoluto, i Barry, che non sono una soap opera bensì la famiglia più numerosa della storia Nba, con papà Rick, mvp dell'All Star Game, delle finale Nba e rookie of the year, che è stato inserito tra i 50 giocatori Nba più forti di sempre e i figli Drew, Jon e Brent a militare nella Nba con quest'ultimo bicampione Nba in maglia Spurs nel 2005 e 2007, nonchè re della gara delle schiacciate, unico bianco a riuscire nell'impresa.

I Barry (Rick e Brent), non sono l'unica coppia padre/figlio ad aver vinto l'anello Nba, nell'impresa sono riusciti anche Matt Guokas sr e Matt Guokas jr, nonchè i piu famosi Bill e Luke Walton, il primo con Blazers e Celtics, il secondo con i Lakers di Kobe, anche se con un ruolo da gregario. E ovviamente gli infra citati Dell e Steph Curry, nonchè Klay e Mychael Thompson.

Torniamo ai Barry, però, perchè il loro caso è più unico che raro, dato che Bruce Hale, nonno dei ragazzi Barry e suocero di Rick, è stato anche lui un giocatore Nba, negli anni quaranta e cinquanta, storie d'altri tempi, tre generazioni di giocatori NBA, il DNA non scherza in casa Barry.

160229150407-stephen-curry-dell-curry-golden-state-warriors-v-atlanta-hawks.1200x672Veniamo alle altre coppie di padri e figli che hanno avuto un ruolo importante nella Nba. Vi citiamo le più famose ed importanti: Henry Bibby e Mike Bibby, Dell Curry, sesto uomo tiratore degli Hornets di Mourning, Johnson e Bogues, e i figlioli Steph, super talento dei Warriors, due volte mpv della lega, e Seth Curry; Mike Dunleavy sr e jr, che si sono sfidati anche con papà allenatore e figlio sul parquet, Tim Hardaway sr e jr, Stan Love e Kevin Love, Doc Rivers e Austin Rivers,  Mychael Thompson, prima scelta assoluta del draft 1978 e campione Nba con i Lakers, e Klay, guardia dei Warriors, anhe lui un campione Nba, Darren Daye e Austin Daye, due che conosciamo bene dato che entrambi hanno indossato la maglia numero 9 di Pesaro, e per finire, i Vandeweghe ed i van Breda Kolff.

http://blog.lakers.com

Un'altra coppia padre/figlio che ha calcato i parquet, con risultati differenti, è sicuramente quella formata da Joe e Kobe Bryant. Papà "Jellybean" era un'ala forte di 207 cm, arrivata ad un passo dall'anello nel 1977, quando, in squadra con Doctor J, Doug Collins e George McGinnis, fu sconfitto in finale dai Blazers di Bill Walton. Ha militato nella Nba anche nei San Diego Clippers e poi nei Rockets, prima di approdare in Europa, dove ha giocato per sette stagioni in Italia, tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia.

Grazie alla sua scelta di concludere la carriera in Italia, un ragazzino di nome Kobe ha vissuto nel Belpaese per sette anni, tra i 6 e i 14 anni, imparando l'italiano e per questo rendendoci un pò orgogliosi di poter vedere un giocatore Nba, uno dei più forti di sempre, che parla fluentemente l'italiano, probabilmente molto meglio di tanti italiani. Di Kobe non stiamo a dirvi nulla, mvp della NBA, 5 titoli Nba, due da mvp, varie volte miglior realizzatore della lega, forse la seconda miglior guardia di sempre, dietro MJ, Jerry West permettendo.

Aver parlato di questo duo americano tanto legato all'Italia, ci porta finalmente a parlare delle famiglie italiane più gloriose della pallacanestro. Venendo ai giorni nostri, ce ne sarebbero parecchie da citare, ad esempio i Tonut, Stefano e Alberto, oppure i Sacchetti, Meo e Brian, o ancora Carlo e Amedeo Della Valle. Abbiamo scelto di limitarci a raccontarvi le tre decisamente più famose.

Partiamo dai Meneghin, Dino e Andrea. Di papà Dino ce ne sarebbero da raccontare, nella sua più che ventennale carriera. Basti ricordarvi, comunque, che si tratta dell'unico giocatore italiano inserito nella Hall of Fame americana, e non è roba da poco. Ovunque va, Dino è riconosciuto come esempio di classe ed agonismo, un lottatore, un mago difensivo, dapprima, negli anni settanta, giocatore completo, realizzatore e rimbalzista dell'Ignis Varese, infine principalmente uomo squadra e perno difensivo nella Milano di D'Antoni e Mc Adoo, comunque sempre decisivo. Pivot di  204 cm, al suo attivo 12 scudetti, 6 coppe Italia, 7 coppe dei Campioni, 2 coppe delle Coppe, 1 coppa Korac, 3 coppe Intercontinentali e, in nazionale, un oro e due bronzi agli europei, e un argento olimpico. Decisamente il giocatore italiano più vincente di sempre e, probabilmente, il più vincente in assoluto.

Suo figlio Andrea, Mr Europa nel 2000, è stato anche lui uno dei più grandi giocatori italiani di sempre, tral il 1998 e il 2001 era davvero al top in Europa, una guardia di 200 cm che difendeva contro chiunque, capace di fare il playmaker, di far canestro, davvero un grandissimo talento. Di lui, purtroppo, la storia ha lasciato poco, gli anni migliori gli hanno regalato lo scudetto del 1999 a Varese e l'oro europeo da assoluto protagonista, con la nazionale azzurra, nel 1999, facendo dei Meneghin l'unica coppia italiano padre/figlio ad aver conquistato l'oro europeo (1983 e 1999). La carriera di Andrea è poi finita troppo presto, a causa di problemi all'anca, ma parliamo di un giocatore che, negli anni d'oro, era davvero uno dei migliori in assoluto in Europa, oggi sarebbe un prospetto Nba sotto osservazione fin dai 14 anni. REsta inoltre l'unico ad aver giocato contro il proprio padre, in una gara tra Varese e Trieste.

danilo_gallinari_main4 copyVeniamo ai Gallinari, con papà Vittorio e il figlio Danilo, super talento Nba. Ci sarebbe anche Federico, ma ancora milita nelle giovanili, il movimento azzurro certo si augura che possa eguagliare il talento del fratello maggiore. Ma torniamo a Vittorio, ala di 204 cm e specialista difensivo.  Gran parte della sua carriera si è sviluppata con la maglia dell'Olimpia Milano, dove è stato uno dei protagonisti della conquista di molteplici trofei nell'era di Dan Peterson, tra cui il grande slam del 1987 quando i milanesi conquistarono Coppa dei Campioni, scudetto e Coppa Italia. Gli scudetti vinti saranno in totale quattro. All'Olimpia Milano è restato fino al 1987, pertanto non prendendo parte al bis del 1988 in coppa dei Campioni. Infine Pavia, Virtus Bologna, Livorno e poi Casalpusterlengo, la città dove è cresciuto Danilo.

Già, Danilo, di lui si è cominciato a parlare seriamente ai tempi del settore giovanile, quando era accesa la rivalità tra Casalpusterlengo e Siena, con i 1988 di Casalpusterlengo, guidati da un "playmaker" allora di 200cm di nome Danilo, con in squadra anche Poletti e Aradori, che affrontavano in finale l'imbattibile Siena di Datome, D'Ercole, Marino, Lechtaler & C., tutti classe 1987. Da lì in poi la storia è nota a tutti, adesso il Gallo di cm ne ha raggranellati quasi 210, milita nei Nuggets dopo esser stato selezionato al draft 2008 dai Knicks e, adesso, dopo un gravissimo infortunio, si è consolidato come un top player Nba nonchè uno dei migliori giocatorieuropei in assoluto. Parliamo di un giocatore completo, tatticamente e tecnicamente impeccabile, grandissimo tiratore e realizzatore, dotato di fisico, potenza, atletismo, di tutto insomma. Per lui ancora pochi successi, e soltanto individuali, essendo stato il miglior giovane della serie A nel 2007 e l'mvp nel 2008 (a soli 19 anni), prima di andare in Nba. E' stato eletto anche stella nascente dell'Eurolega nel 2008. Ma ha ancora 27 anni e c'è tempo per recuperare, sia in Nba che, speriamo, in nazionale!

http://ilpiccolo.gelocal.it

Passiamo all'ultima famiglia di questa rassegna, i Gentile, originari di Caserta ma adesso con base in Lombardia, principalmente a Milano, con qualche viaggio a Cantù. Papà Nando, e i suoi figli, Alessandro e Stefano. Eh sì, Nando Gentile, uno dei playmaker italiani più forti di sempre, ad inizio anni novanta uno dei migliori d'europa. Mancino dal tiro pazzesco, sapeva mettere ordine e far correre la squadra, dettava i ritmi e, all'occorrenza, metteva anche 30 punti, davvero un grande, uno che, oltretutto, ha mostrato gli attributi sin dall'esordio, quando Tanjevic lo buttò in campo ad appena 15 anni. Esplose infatti giovanissimo nella sua Caserta e, dopo gli anni d'oro con Oscar Schmidt, guidò la squadra della propria città fino allo scudetto del 1991, in coppia col gemello Vincenzino Esposito, con Shackleford, Frank e Dell'Agnello. La sua carriera non si fermò qui, perchè si trasferì alla Stefanel, dapprima a Trieste, poi a Milano, dove arrivarono scudetto e coppa Italia nel 1996, con Dejan Bodiroga, Fucka, De Pol e Rolando Blackman. Infine, non più assoluto protagonista bensì sesto uomo di lusso, al Panathinaikos, sempre in squadra col grande Dejan, arrivò finalmente anche l'Eurolega, quando i suoi figli erano ancora due bambini di 7 e 10 anni.

ale e stefano gentileI suoi figli, Alessandro e Stefano, hanno seguito le orme del padre, il primo come talento esploso giovanissimo, il secondo seguendo il ruolo del papà, playmaker anche lui. Nessuno dei due, però, è mancino come il padre. Stefano, classe 1989, ha avuto una carriera più difficile, arrivando a Milano giovanissimo, senza riuscire a sfondare. Per lui è servita un pò di gavetta, a Trento in B1, poi Casale in LegaDue e serie A e, infine, Caserta, dove finalmente è esploso, vincendo anche il premio di mvp dell'All Star Game 2013, passando poi per Cantù e Reggio Emilia. Quest'anno, alla Reggiana, avrebbe dovuto guidare, da playmaker titolare, una squadra destinata alla finale scudetto ma, a causa di numerosi infortuni, non ha potuto esprimersi al meglio.  C'è ancora tempo, però.

Alessandro invece, storia diversa, lanciato 17enne da Repesa a Treviso, è esploso giovanissimo, dominando in tutte le manifestazioni per nazionali giovanili in cui ha preso parte, fino all'argento europeo con gli under20 di Melli e Polonara, lui, miglior realizzatore, classe 1992 in un gruppo di 1991. Quando Treviso è divenuta troppo stretta, è stato ceduto a Milano, la squadra dove papà Nando ha vinto l'ultimo scudetto meneghino nel 1996. Alessandro si è allenato, ha faticato e adesso è una pedina fondamentale dell'Olimpia e della nazionale, a soli 23 anni. Il futuro per lui non ha limiti, è un realizzatore pazzesco, deve migliorare quanto a consapevolezza tattica e nella costanza del rendimento difensivo, e negli atteggiamenti, talvolta erroneamente sopra le righe. Ma resta un grande talento a livello europeo, con vista Nba.

 Che dire ancora? Per arrivare al top nello sport ci vuole ben altro, serve fortuna, talento, sacrifici, allenamento, tantissimi fattori, ma  il DNA non mente e talvolta ti dà una buona base di partenza!

Andrea Di Vita

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