Ciuff – I Giganti della Pallacanestro

Le 10 partite più significative della carriera di MJ

____
Annunci Google
____

Scegliere soltanto dieci partite, per una carriera fantastica, come quella di MJ, decisamente non è facile, ci abbiamo provato in questo articolo, selezionando magari non le prestazioni più grandi bensì le gare davvero più significative per Michael Jordan. Ve le raccontiamo in rigoroso ordine cronologico.

images

BONUS GAME - 29 marzo 1982 - North Carolina 69 - 66 Georgetown

MJ: 16 punti, 9 rimbalzi, 2 assist, 7/13 al tiro in 34 minuti.

Basketball - NCAA Tournament - North Carolina vs. Georgetown.La finale universitaria del 1982, con MJ matricola dei North Carolina Tar Heels, guidati da James Whorty, star dell'ateneo prossimo ai Los Angeles Lakers. La stagione comincia in modo insolito per Michael, con coach Dean Smith che lo esclude dalla copertina di Sport Illustrated, riservandola ai quattro più "anziani" di Michael. Passi per Whorty e Perkins, ma Doherty e Black non erano decisamente granchè. La finale la dominò proprio Whorty con 28 punti, mentre per Georgetown la resistenza si chiamava Pat Ewing, 23 punti e 11 rimbalzi, che qui per la prima volta incontrà il proprio incubo, ovvero MJ, che nella Nba poi lo avrebbe più volte eliminato nei playoffs. MJ è una matricola di talento, il cui estro ed atletismo viene limitato dal coach che lo vuole nei ranghi. Ma, quando conta, l'ultimo tiro lo prende lui, a 17 secondi dalla fine, e non può che concludersi con un fragoroso "ciuff". Il primo di tantissimi trionfi.

20 aprile 1986 - Bulls 131 - 135 Celtics (G2 - 1st Round PLAYOFFS)

MJ: 63 punti, 5 rimbalzi, 6 assist, 22/41 al tiro in 53 minuti. 

j2Nel 1986, reduce dall'unico grande infortunio della propria carriera, che lo costrinse a saltare gran parte della sua seconda stagione da professionista, Michael Jordan arrivò ai playoff carichissimo e voglioso di riscatto. Ma davanti a lui, l'ostacolo dei Celtics futuri campioni Nba era davvero troppo. I Bulls infatti erano ancora all'alba dell'era Jordan, Pippen era ancora un universitario e non c'erano neanche le basi della futura dinastia. MJ aveva già realizzato 49 punti in gara1, che  non erano bastati, 19, 10 assist e 9 rimbalzi in gara3 non basteranno. Insomma, non era sufficiente nè l'approccio solista nè quello altruista, i Celtics erano davvero troppo forti ed erano lanciati verso il terzo anello dell'era Bird. Nel mezzo di quella serie, una gara2 che entrò nella leggenda, un MJ da 63 punti, nella quale la Nba capì per la prima volta cosa sarebbe pututo diventare Michael Jeffrey Jordan. Record assoluto per una partita di playoff, tuttora inarrivabile. Al termine del match, Larry Bird disse: " Quello non era Michael Jordan, era Dio travestito da Michael Jordan".

7 maggio 1989 - Bulls 101 - 100 Cavaliers (G5 - 1st Round PLAYOFFS)

MJ: 44 punti, 9 rimbalzi, 6 assist, 17/32 al tiro in 44 minuti.

j3Michael Jordan ai playoff del 1989. Se MJ vi sembrava un alieno negli anni in cui vinceva sei titoli Nba (e lo era per davvero, basti pensare alle finali del 1993 chiuse a 43 punti di media contro i Suns di un super Charles Barkley), il Jordan degli anni precedenti vi stupirà ancor di più, perchè era capace di prestazioni davvero incredibili, seppur non ancora finalizzate al titolo, dato che davanti aveva i temibili Pistons. Nel primo turno dei playoff del 1989, poi conclusi in sei gare in finale di conference proprio contro i Pistons, in gara5, reduce da 50 e 44 punti in gara4 e gara3, MJ scrisse un capitolo fondamentale della sua storia, mettendo a referto quello che sarebbe stato il suo secondo "The Shot", dopo il primo ai tempi universitari. Cavs sopra 99-100, tre secondi dalla fine. Rimessa, palla a Jordan che dalla lunetta realizza un canestro in sospensione pazzesco in faccia al povero Ehlo. Il salto di Mj per festeggiare la vittoria della serie resta negli annali della Nba: " Non ho mai visto entrare quel canestro, ho capito di aver segnato dal silenzio di tomba calato nel palazzo".

28 marzo 1990 - Bulls 117 - 113 Cavaliers

MJ: 69 punti, 18 rimbalzi, 6 assist, 4 recuperi, 23/37 al tiro, in 50 minuti.

j4La partita numero 69 della stagione 1989/90 per Michael non poteva che chiudersi con 69 punti a referto. Siamo nell'ultima stagione di dominio Pistons e Michael si appresta a subire l'ultima sconfitta prima di cominciare a vincere senza smettere più. Infatti, l'inizio della carriera di Jordan è stato caratterizzato dall'incapacità di superare lo scoglio dei Bad Boys, all'apice del loro splendore prima dei Bulls e subito dopo i Celtics. La frustrazione per le sconfitte contro Thomas e Dumars inspiegabilmente si riversava contro i Cavaliers e Craig Ehlo e, così, un anno dopo "The Shot", Michael ne scrive 69 contro i poveri Cavs, sue vittime predestinate. Il 28 marzo 1990, nel post partita, memorabile la frase di Stacey King, compagno di MJ, autore di un punto: "Questa passerà alla storia come la partita in cui io e MJ abbiamo fatto 70 punti in due!".

5 giugno 1991 - Bulls  107 - 86 Lakers (G2 - Nba Finals)

MJ: 33 punti, 7 rimbalzi, 13 assist, 15/18 al tiro in 36 minuti.

Jordan-hand-switch-300x187La gara del passaggio di consegne tra Magic e Jordan. In gara1, con i Bulls favoriti, i Lakers emisero il loro canto del cigno vincendo al Chicago Stadium per 91-93, con un Magic Johnson in tripla doppia da 19 punti, 10 rimbalzi e 11 assist. Da lì in poi, solo Bulls, che chiusero la serie 4-1, dopo aver annientato in finale di conference i Pistons per 4-0. Per MJ una serie finale da 31 punti, 11.5 assist e 7.5 rimbalzi. Gara2 resterà alla storia per "The Move". Jordan penetra centralmente tra due avversari, sta per concludere in sottomano quando si accorge che il suo tiro potrebbe essere stoppata da AC Green. Sospeso in aria per un'eternità, MJ effettua un incredibile cambio di mano segnando così con la sinistra. Un canestro che diviene il simbolo di una dinastia agli albori, pronta a succedere ai Lakers, Celtics e Pistons degli anni ottanta, per ergersi a dominatrice assoluta del decennio successivo.

3 giugno 1992 - Bulls 122 - 89 - Blazers (G1 - Nba Finals)

MJ: 39 punti, 3 rimbalzi, 11 assist, 16/27 al tiro, 6/10 da tre in 34 minuti.

j6Alla ricerca del "repeat" dopo il primo titolo del 1991, i Bulls incontrano i Blazers di Clyde Drexler. Jordan decide di mettere subito in chiaro le cose distruggendo i Blazers in gara1. ciò che fu veramente incredibile resta il modo in cui MJ dominò l'incontro, con sei triple a referto e 35 punti già nel primo tempo, lui che comunque non era mai stato un tiratore da tre punti (33% in carriera). Ovviamente sono entrambi record assoluti per una finale Nba. I Blazers provarono a mettergli davanti Cliff Robinson, molto più alto di Jlordan, per oscurargli la visione, ma nessuno poteva nulla quella sera. Celebre, dopo l'ennesimo canestro, il gesto verso i commentatori della Nbc, tra i quali c'era anche Magic Johnson, appena ritiratosi. MJ sollevò le spalle come per dire: "Non posso farci nulla, stasera mi entra proprio tutto!".

28 marzo 1995 - Bulls 113 - 111 Knicks

MJ: 55 punti, 4 rimbalzi, 2 assist, 21/37 al tiro in 39 minuti.

j7 21 mesi dopo il ritiro del 1993 e pochi giorni dopo il fatidico "I'm back" con conseguente rientro ad Indianapolis, MJ va in scena al Madison Square Garden, con tutto il mondo che ancora si chiede se il numero 45 potrà mai tornare, ormai 32enne, quello che era stato il 23 nel primo 3peat. Risposta secca di MJ sul palcoscenico più prestigioso della Nba: con tutta la difesa concentrata su di lui, Jordan ne scrive 55 nella Mecca del basket. Nel finale, però, braccato dagli avversari, non prende il tiro decisivo ma scarica servendo un assist perfetto per il canadese Bill Wennington che realizza e porta a casa la vittoria per i Bulls. Jordan fantastico anche in sala stampa nel post partita: "Sono stato assente così a lungo che probabilmente i Knicks si sono dimenticati come si fa a difendere su di me..".

10 maggio 1995 - Bulls 104 - 94 Magic (G2 - East Conf. Finals)

 

MJ: 38 punti, 7 rimbalzi, 3 assist, 4 recuperi, 17/30 al tiro in 43 minuti.

MJ è tornato e lo ha dimostrato già al Madison Square Garden, i Bulls  sono forti ma non ancora pronti per puntare nuovamente al titolo, il 32enne MJ con un nuovo numero sulle spalle, il 45, chiude la stagione regolare con diciassette partite e medie da 26.9 punti, 6.9 rimbalzi e 5.3 assist, da capogiro per ogni mortale, decisamente sotto i suoi standard per uno che mai andava sotto i 30 a sera. Nei playoff, in finale di conference, si incontrano i giovanissimi Orlando Magic di Penny Hardaway, Shaquille O'Neal e dell'ex Horace Grant. Gara1, Nick Anderson, guardia dei Magic, incaricato di incollarsi ad MJ per tutta la partita, al termine del match vinto dai suoi Magic, andò dai giornalisti a dire che il 23 era Michael AIR Jordan, il 45 invece era soltanto un ottimo giocatore ma che poteva essere limitato con una buona difesa, niente a che vedere con il Jordan pre-ritiro. Gara 2. Jordan si presenta con il numero 23, pagando una multa salata stante il divieto Nba di cambiare numero di maglia in corso di stagione. Il messaggio è chiaro, 23 o 45 è la stessa cosa, nessuno osi affermare il contrario. Jordan 38 con 7 rimbalzi, 17/30 dal campo, Magic sconfitti, Anderson distrutto. Chi vide quella partita, di per sè non determinante in realtà (i Bulls poi persero la serie), chi vide Jordan entrare in campo con il numero 23, chi aveva aspettato due anni interi per quel momento, beh, non ci sono parole per descrivere quelle sensazioni, apòteosi! La serie playoff alla fine andò a favore dei Magic, ma MJ era davvero tornato. Ciò che avvenne nei tre anni successivi è storia del basket.

11 giugno 1997 - Bulls 90 - 88 Jazz (G5 - Nba Finals)

MJ: 38 punti, 7 rimbalzi, 5 assist, 3 recuperi, 13/27 al tiro in 44 minuti.

Jordan and Pippen celebrateI Bulls sono reduci dalla stagione dei record, chiusa con 72-10 in regular season, Jordan mvp, Kukoc sesto uomo dell'anno, Rodman miglior rimbalzista, Pippen nel miglior quintetto Nba, con conseguente titolo Nba senza troppi patemi contro i Supersonics. Nel 1997, la storia è completamente diversa e, dopo una carriera eccelsa senza mai giungere alle finali, i Jazz di Stockton e Malone vi approdano con grandi ambizioni. Con la serie sul 2-2, si va a Salt Lake City, dove si dice MJ fosse stato avvelenato. Infatti, nella notte, MJ ebbe voglia di pizza e, nonostante fosse stato sconsigliato dai preparatori dei Bulls, nessuno era in grado di contrastarne la volontà. Quindi pizza. Da lì in poi soltanto nausea, vomito e febbre per tutta la notte. Fino a 5 secondi prima della partita nessuno pensava che sarebbe sceso in campo, era immobile sulla panchina incapace di muoversi. E invece, in quella che resterà alla storia come "The Flu Game", produsse una delle partite più epiche della storia Nba, portando i suoi alla vittoria in condizioni fisiche disastrose. A fine partite, crollò esausto tra le braccia di Scottie Pippen. "E' stata la vittoria della volontà", queste furono le sue uniche parole. In gara6, poi i Bulls chiusero i conti.

14 giugno 1998 - Bulls 87 - 86 Jazz (G6 - Nba Finals)

MJ: 45 punti, 1 rimbalzo, 1 assist, 4 recuperi, 15/35 al tiro in 44 minuti.

j91998, nell'aria si intuisce l'idea che Jordan sia al capolinea definitivo. Ha 35 anni, Rodman 36, Pippen 33, i Bulls sono al capitolo conclusivo. Scottie è spesso infortunato e gioca a fasi alterne, i Bulls in regular season vincono ma convincono meno rispetto alle stagioni precedenti, Kukoc, prima arma tattica dalla panchina, vola in quintetto e sale di livello (30 punti in gara5 di finale, con 6 rimbalzi e 4/6 nelle triple). Con queste premesse, si arriva a gara6 sul 3-2, con le ultime due gare da giocarsi a Salt Lake City. I Jazz sanno di avere le carte in regola per imporsi, perchè i Bulls sono stremati, perchè Pippen soffre alla schiena, Rodman non rende più come un tempo, i lunghi non producono e accanto a Jordan è rimasto soltanto Toni Kukoc, oltre a Pippen, quando riesce ad essere in condizione. Tra gli arbitri, in quella gara6, c'è anche Dick Bavetta, una leggenda del fischietto. Manca poco alla fine, i Jazz sono avanti 86-85, con palla in mano. Gioco spalle a canestro per Karl Malone, Jordan perde il suo uomo (se Karl se ne avvede e scarica è finita) e ruba la palla a Malone da dietro, e si va in attacco. Palla a Jordan ovviamente, aspetta che passino i secondi,  parte verso il centro contro Russell, palleggio incrociato, difensore sdraiato, MJ riprende l'equilibrio e scaglia il terzo "The Shot" della sua carriera, con il povero Russell a terra con il braccio proteso verso il 23 per provare a ostacolarlo. Ovviamente canestro e titolo NBA, la conclusione perfetta di una carriera ineguagliabile. "Non poteva esserci una fine più meravigliosa", dissero i commentatori Nba.

21 febbraio 2003 - Wizards 89 - 86 Nets

MJ: 43 punti, 10 rimbalzi, 3 assist, 4 recuperi, 18/30 al tiro in 43 minuti.

j1017 febbraio 2003, Jordan compie 40 anni. Sono passati quasi due anni dal suo rientro con la maglia dei Wizards, con un contratto con clausola "For the love of the game", che in sostanza configurava uno stipendio di 1.000.000 $ (il minimo consentito dagli accordi salariali Nba per un giocatore con l'anzianità di MJ), interamente devoluto in beneficenza. Celebri le sue parole a quel tempo: "al 99,9% sono in pensione, resta sempre lo 0,1%". Michael infatti era rientrato soltanto per divertirsi e aveva già pienamente dimostrato di essere comunque il più grande, in grado di fare la differenza nonostante l'età. A 40 anni e 4 giorni, MJ sfidò i Nets vice campioni Nba di Jason Kidd, diventando l'unico nella storia della Nba ad andare oltre i 40 punti avendo più di 40 anni. A fine gara queste furono le sue parole: "Ve l'avevo detto che avrei sparato tutte le mie pallottole prima di ritirarmi. Il mio amore per il basket non invecchierà mai!".

Andrea Di Vita

Se vi è piaciuto quanto avete letto, non perdetevi questo articolo su MJ:"Michael Jordan, the lord of the rings"

 

 

 

 

 

Annunci AdConnexa

Rispondi

Segui Ciuff.it

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers:

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: