Ciuff – I Giganti della Pallacanestro

The dark side of basketball

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Il basket è uno sport davvero unico e speciale. Se ci pensate, alla fine è come se raccogliesse in se il meglio di tante discipline.

scalcelticsE' uno sport di squadra, ma nello stesso tempo individuale. Si suda e si lotta tutti insieme, ma quando conta, la palla va sempre ai più talentuosi con l'obbligo di portare i due punti a casa. In teoria è' uno sport tattico in cui bisogna eseguire determinati schemi e dove non si lascia nulla al caso, ma in pratica spesso e volentieri da spazio all'improvvisazione e all'estemporaneità E' uno sport maschio, spintoni, falli, minacce e vendette ad ogni azione, ma questo non significa che non possa esserci rispetto reciproco tra le squadre e comunque mai nulla che non possa essere chiarito davanti una bella birra ghiacciata.

Detto questo però, è anche vero che il basket ha anche un lato oscuro, una “dark side” che molti di noi spesso dimenticano o fanno finta di dimenticare. Ragazzi, non giriamoci tanto intorno. Il basket è uno sport crudele, perché se sei una pippa, c'è poco da fare, è quasi impossibile nasconderlo. Mentre in altri sport come ad esempio il calcio, anche se non sei un fenomeno tecnicamente dotato e hai due banane al posto dei piedi, puoi comunque ben figurare e avere una tua utilità magari convertendoti in un cagnaccio della mediana o in un difensore tutto anticipi recuperi e colpi di testa, nel basket invece c'è poco da fare, non puoi limitarti soltanto alla metà difensiva del campo. Prima o poi ti tocca andare in attacco, e lì se ti arriva la palla e non sai palleggiare o non fai il movimento giusto e soprattutto se non la metti dentro neanche ad appoggiarla solo al tabellone, hai un solo ed unico destino: la panca.

Se a 20/25 anni abbiamo già “deciso” di giocare nei vari campionati di pensionati stile UISP o CSI il motivo è solamente uno. Salvo pochissime eccezioni o inspiegabili scelte di vita, l'unico motivo è che madre natura con noi non è stata per niente generosa. Anzi, diciamola tutta, è stata proprio stronza perché ci ha regalato quanto di peggio possa esserci per un giocatore di basket.

Al posto delle mani ci ritroviamo due cotolette panate che non acchiappano un pallone e non bucano una retina da quando Muhammad Alì si chiamava ancora Cassius Clay. Al posto di un fisico asciutto e ben strutturato ci ha regalato un corpo goffo da "sollevatore di polemiche" o nella migliore delle ipotesi siamo stati noi a sfondarci con barilotti di birra per regalarci una fantastica "panzetta alcolica", celebre nell'ala forte tattica (ovvero un ex guardia riadattatasi con l'età) in quanto attribuisce carisma ed autorevolezza. Non al panchinaro, però.

Vogliamo parlare dell'atletismo? Là dove solo noi ci vediamo e ci sentiamo devastanti come MJ all'apice della carriera, tutti gli altri, compagni e avversari, tra senso di nausea e conati di vomito, vedono un mix letale tra il Barney Gumble ubriaco e una Carla Fracci prossima agli 80 anni. Se dovessimo compararci ad uno dei 4 italiani dell'NBA, non potremmo che essere tutta la vita Gigi Datome. ALT!! Ovviamente non per la tecnica, la precisione al tiro, il ball handling, ne per il fisicaccio o la simpatia, ma solo ed esclusivamente per quel particolare attaccamento alla panchina che ci contraddistingue. Il problema è che mentre Gigione è un fenomeno incompreso con tutte le carte in regola per provare ad affermarsi anche in NBA, soprattutto adesso che è ai Boston, o alla peggio tornando in Europa avrebbe soltanto l'imbarazzo della scelta tra tutti i top team disposti a prenderlo, a noi invece non ci prende proprio nessuno.

panchinaIn allenamento siamo tra quelli sempre presenti, sempre puntuali, che sudano come animali e alla fine tornano a casa soddisfatti per quei 3/4 canestri fatti in partitella (magari soli in contropiede per la pietà dei nostri compagni), a fronte di 18 palle perse, 15 falli fatti e zero, dico zero schemi eseguiti, sempre al posto sbagliato per le bestemmie del coach e dei compagni costretti a fare suicidio a tutto campo per colpa nostra.

Poi arriva la partita di campionato e a noi la convocazione non ce la toglie mai nessuno. Abbonati fissi al seggiolino, la panca è la nostra casa, il nostro habitat naturale. Lì ci sentiamo leoni, siamo sempre i più casinisti e allegri, si sprecano consigli, incitamenti, battute, insulti per l'arbitro e gli avversari. Protetti dalla panchina siamo invincibili e in grado di fare tutto. Ma poi un giorno, così, dal nulla, arriva la chiamata inaspettata del coach, tanto inaspettata che neanche te ne accorgi e sono i tuoi compagni a svegliarti e a spingerti verso il cubo del cambio.

“Ma come, così? Senza preavviso? E adesso che faccio, fingo l'infortunio? Mi sto cagando sotto..” In un secondo si passa da leone a coglione. L'azione si ferma, l'arbitro fischia per chiamare il cambio e non c'è più niente da fare. È arrivato il tuo turno. I compagni capiscono il momento difficile e ti incitano, ma in realtà sono già pronti a sganasciarsi dalle risate alla prima minchiata. Tu gonfi il petto per sembrare più grosso e cattivo ed entri in campo chiedendo la marcatura al compagno sostituito, ma soprattutto chiedi a te stesso chi te l'ha fatto fare. In pochi secondi il tuo cervello reagisce, ti fa capire l'importanza del momento, è un'occasione da non perdere, per se stessi, per la squadra, per dimostrare al coach quanto vali. E allora per rompere il ghiaccio chiedi subito palla sulla rimessa e poi..

E poi finisce la partita, guardi il tabellone e solo allora realizzi di esser entrato a 45 secondi dalla fine con la squadra sotto di 20 punti e molti compagni out per 5 falli. Nonostante fossero soltanto 45 secondi ti sei dannato l'anima portando a casa 3 falli fatti, 2 palle perse, 3 airball ben fatti, 1 stoppata subita mentre appoggiavi in sottomano e 1 rimbalzo offensivo catturato!! Ed è proprio quello che ti frega, quell'unico rimbalzo che sommato al fatto che era il tuo esordio stagionale (alla quindicesima partita di campionato!!), ti condanna a portare pizza per tutti al prossimo allenamento. Ma alla fine pensi: “ma si che me ne frega, mi faccio 3 allenamenti a settimana, mi faccio le trasferte, la squadra mi ama e mi rispetta, mangiamo e beviamo senza ritegno, tutto sommato non mi posso lamentare".

E poi, inutile nasconderlo, lo sanno tutti che in squadra il vero leader sono io!

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