Ciuff – I Giganti della Pallacanestro

Carlton Myers a campo aperto. "La nazionale, l'amicizia con Sasha e il pallone in banca"

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11320, un numero che da solo potrebbe essere sufficiente per capire chi sia stato Carlton Myers, guardia azzurra classe 1971, storico capitano della Fortitudo Bologna e della nazionale. Quel numero identifica i punti realizzati da Carlton in serie A, terzo assoluto dietro Antonello Riva e Oscar Schmidt. Potrebbe essere sufficiente, ma non lo è, perché Carlton Myers è molto di più.

Uno scudetto, una coppa Italia e una Supercoppa con la Fortitudo, un argento e un oro europeo con la nazionale, MVP  della serie A nel 1994 e 1997, portabandiera azzurro alle Olimpiadi di Sidney, un palmarès di tutto rispetto, anche se commisurato alla grandezza di Myers sembra addirittura poco, per il valore del giocatore.

Prima Rimini, con vari scudetti giovanili e due promozioni, fino all'A1, insieme ai ragazzini terribili di Massimo Bernardi (Ruggeri, Semprini, Ferroni e Terenzi). Poi la Scavolini Pesaro, la fantastica finale del 1994 contro la Virtus Bologna, decisa dalla squalifica di George Mc Cloud in gara5. Prima di raggiungere l'apice della carriera, alla Fortitudo Bologna, una stagione di purgatorio in serie A2, per questioni contrattuali, nuovamente a Rimini, stagione dal sapore amaro addolcito dalla partita del record di 87 punti.

Dalla Fortitudo si separò consensualmente nel 2001 dopo una gloriosa partita d'addio (33 punti) nella quale il pubblico virtussino, avversario di innumerevoli battaglie, gli dedicò una standing ovation strappalacrime, a conclusione di quello che si può considerare l'ultimo dei suoi losing effort.

Dopo Bologna, vennero altri anni gloriosi a Roma, incrociando anche Anthony Parker, infine nuovamente Pesaro, con un breve intermezzo tra Siena e Valladolid, trovando in Spagna il tempo di regalare agli iberici qualche prestazione strabiliante.

Ma neanche questa breve descrizione della sua carriera può chiarire il concetto, può farvi capire cosa sia stato Carlton Myers per quelli della mia generazione, quelli che si sono accostati alla pallacanestro ad inizio anni novanta, quando il nostro campionato poteva ancora fare affidamento su Riva e Magnifico, quando al top già si vedevano i vari Gentile, Esposito e Rusconi, insomma, quando gli azzurri non mancavano ed erano competitivi anche contro stranieri di livello assoluto.

Su tutti però, all'inizio e poi a metà degli anni novanta, si ergeva prepotentemente Carlton Myers, il più spettacolare, il più forte, il più duro, quello che davvero ti poteva esaltare con le sue doti, che ti faceva emozionare, azzurro che voleva vincere e ha vinto da prima opzione offensiva, da leader, senza nessun timore verso straniero alcuno, neanche per Dominique Wilkins. Avere lui in squadra equivaleva ad avere tre americani nel roster, un lusso non da poco.

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A quel tempo, in un'età in cui si crede negli eroi e pertanto si consolidano le leggende,  Myers simboleggiava tutto questo, era qualcosa di stupefacente, un atleta formidabile con una tecnica sopraffina. Difensore pazzesco, realizzatore devastante, la metteva dalla lunga distanza ma era in grado di andare dentro ed affondare una schiacciata in faccia a qualunque pivot avversario. Lo chiamavano il molleggiato, perché metteva palla a terra, due palleggi e staccava per l'arresto e tiro, il difensore saltava con lui ma scendeva due secondi prima. E Cartlon restava in aria, sospeso, pronto a scagliare un fantastico jumper. Sembrava magico, era poesia in movimento.

Altri tempi, tempi nei quali per la prima volta lui e Danilovic ci fecero vedere per la prima volta di cosa erano capaci, ripetendosi poi successivamente in numerosissimi derby infuocati, in uno dei quali Carlton ne mise 44, record assoluto per la stracittadina bolognese.

Fece sempre impressione vedere due talenti così formidabili sforzarsi più in difesa che in attacco, ciascuno nel tentativo di limitare l'altro. Una rivalità assoluta che poi si è spostata anche in nazionale, a cavallo tra il 1997 e il 2000 (finale europei 1997, Jugoslavia campione, e semifinale europei 1999, Italia campione), ed oggi è diventata una sana amicizia, come ci dirà proprio Carlton nella seguente intervista.

Carlton è stato un grande campione, lo è stato anche quando, prossimo ai 40, continuava a sbattersi in difesa e a far canestro dalla lunga distanza, lo è stato a Roma quando era un grande realizzatore e, nel breve periodo in cui ebbe una squadra attorno (Antony Parker), stava quasi per arrivare al successo. Ma prima di tutto ciò, prima degli onori raccolti e dei saluti di fine carriera, prima di tutto c'è stato un giovane che arrivò in serie A senza paura e senza timore, e in un paio di anni divenne l'emblema del basket azzurro, a suon di canestri e giocate spettacolari. In un attimo si è ritrovato all'apice della serie A, prima di essere capitano azzurro e della Fortitudo, dagli albori di una carriera leggendaria fino a giungere nell'olimpo del basket.

L'INTERVISTA

1 - Celebre è la tua rivalitá con Sasha Danilovic, culminata in duelli epici. Quale il più bello e significativo dal tuo punto di vista? E, soprattutto, dato che lui è venuto al tuo addio al basket, in che momento della vostra carriera l'aspra rivalitá si è trasformata in stima e poi amicizia?

Il duello più bello sicuramente durante le finali scudetto del 1998. La stima invece c'è sempre stata, l'amicizia soltanto  prima che incominciassimo a giocare l'uno contro l'altro e, ovviamente, dopo. Durante mai! Ed è normale che fosse così.

2 - Dopo la definitiva esplosione a Pesaro nel 1994, ti sei ritrovato nuovamente in A2 a Rimini. Come hai vissuto quella particolare esperienza? Che ricordo hai della magica partita degli 87 punti?

Dopo la finale con la Scavolini  Pesaro tornare a Rimini in serie A2 fu davvero frustrante. In un paio d'occasioni durante l'allenamento corsi in bagno a piangere dal nervoso. Qualche mese prima giocavo con Magnifico e ora passavo la palla a Damiano Brigo (con tutto il rispetto per Damiano). Tuttavia, come in ogni esperienza non felice, c'è sempre il lato positivo: gli 87 punti. Solo oggi,a distanza di quasi 20 anni,capisco quale impresa fosse stata, guardando lo stupore nei volti dei ragazzi che mi chiedono dettagli in merito a quella serata. [87 punti, 32/35 ai liberi, 14/22 da due, 9/19 da tre, NDR]

3 - Quali sono gli avversari che più hai rispettato e temuto in carriera?? E quali i compagni di cui serbi il ricordo migliore??

Rispondere alla prima mi sembra superfluo. Temuto Carlton Myers. Il ricordo migliore è per David Rivers, Stoiko Vrankovic, Alessandro Angeli, Gianluca Basile, Darnell Valentine, Antony Parker e George Mc Cloud.

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4 - Capitolo Fortitudo. Della F sei stato leader, capitano e forse il più amato di sempre. Quale ritieni sia il quintetto migliore con cui hai giocato a Bologna?

Onestamente non saprei quale sia stato il quintetto migliore.

5 - Qual è il momento più bello vissuto in nazionale? E quale partita ricordi con maggior piacere di tutta la tua esperienza azzurra?

Non riesco a sceglierne soltanto uno poiché diversi momenti più o meno belli hanno suscitato in me emozioni particolari. La seconda partita del girone iniziale contro la Bosnia negli europei del 1999 o la partita contro la Russia (qui in realtà ci sarebbero sia la semifinale del 1997 che i quarti del 1999) oppure la semifinale contro la Serbia, quest'ultima sicuramente non la migliore ma che ricordo con piacere.

6 - Domanda secca 20 anni dopo quella finale del 1994: con George McLoud in campo chi avrebbe vinto quella gara5? E soprattutto (se ti è concesso rispondere), cosa gli disse Coldebella per farlo infuriare? E quel pugno c'è stato per davvero?

Sinceramente non saprei, è chiaro che per noi George era più importante di quanto non lo fosse Claudio per la Virtus Bologna. In merito a come sono andate realmente le cose non posso dirlo con certezzza. Non ero presente...ciò nonostante posso dire che Claudio sapeva fare bene il suo mestiere sia dentro che fuori dal campo.

[Nella finale scudetto del 1994, il duello Danilovic-Myers fu magistrale. Vinse il serbo per 3-2, nel complesso era forse più pronto dell'azzurro, aveva già vinto un Eurolega da mvp (Partizan 1992) e uno scudetto italiano (Virtus Bologna 1993). Ma la battaglia, davvero memorabile, fu decisa purtroppo dalla squalifica inflitta a George Mc Loud per una presunta rissa in spogliatoio con Claudio Coldebella, reo di averlo chiamato "sporco negro", secondo le fonti dell'epoca. NDR]

7 - Innegabile è il talento di Belinelli ma anche tu, probabilmente, non sei stato da meno. Avessi oggi 22 anni, avresti sicuramente una chance Nba. Ma ai tuoi tempi, sei mai stato contattato per approdare in Nba?

Al di là del talento di Belinelli, ciò che ho apprezzato è la sua tenacia e l'aver capito quanto sarebbe migliorato nell'attaccare il canestro. Personalmente ricevetti un fax nel 1994 da parte dei New York Knicks ma non risposi. [Quei Knicks erano reduci dalla finale Nba, persa 4-3 con i Rockets e in guardia schieravano John Starks, NDR]

8 - Capitolo allenatori. Bernardi, Bianchini, Tanjevic, Messina, Recalcati e tanti altri. Quale il migliore e quale quello con cui hai avuto il rapporto migliore!?

Bianchini, Tanjevic, Papini, Bernardi, Cardaioli e il primo che ho conosciuto, il professor Rinaldi.

9 - Un'ultima domanda che si fanno un pò tutti. Dove conservi il pallone della finale europea del 1999?

In banca!

Saremmo curiosi di sapere quale tasso d'interesse potrebbe concedere una Banca per il deposito di un pallone di quel valore inestimabile.. Grandissimo Carlton, un numero 1 anche fuori dal campo.

Andrea Di Vita

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