Ciuff – I Giganti della Pallacanestro

Carriere leggendarie: The real Goat

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EPISODIO III - THE REAL GOAT

capra

"We all can't make it, somebody has to fall, I was the once".. frase entrate nella leggenda per tutti coloro che avevano talento ma non hanno poi avuto una grande carriera. Certo, non bisogna mai essere autoreferenziali, quindi il tuo talento deve essere certificato da terzi, meglio ancora se si tratta di Kareem Abdul Jabbar, uno dei più grandi giocatori Nba di tutti i tempi. Stiamo parlando di Earl Manigault, the goat, the greates of all times o, più semplicemente, il caprone, tradotto letteralmente.

Ad ogni modo, per ogni 1.000, forse 10.000, che ne parlano ed esaltano le lodi in tutto il mondo, statisticamente forse soltanto uno  lo ha visto veramente giocare in quegli anni 60-70 in cui Harlem prima, al Rucker Park, e poi tutta New York erano diventate roba sua, prima che tutto venisse distrutto dalla droga. La sua storia la conosciamo e un pò a tutti piace immaginarne le imprese in quei palcoscenici mitici e surreali, senza telecamere, talent scout  e social network, in assenza dei quali potevano ancora nascere le leggende, perchè è con l'immaginazione che qualcosa da storia diviene proprio una leggenda.

Ebbene, vi parlerò io del Goat, uno cresciuto ad un tiro di schioppo da casa vostra, il vero italian Goat. Niente a che vedere con quello nato ad Harlem, conosciuto in tutto il mondo, bensì uno come voi, come noi, uno dei tanti che ha vissuto per il basket sin dalla più tenera infanzia. Parliamo di un ragazzo che, appena 13enne, alto 175 cm, era un vero trattore del parquet, con velocità da Ferrari. Tradotto, per chi ha mai fatto un campionato under14, vuol dire uno in grado di prendere il rimbalzo, partire coast to coast, travolgere qualsiasi cosa cercasse di affiancarlo, fare canestro, prendere il fallo, vincere le partite.

Celebre la sua prestazione con un ventello alle finali regionali, con annessa strepitosa vittoria, senza luci, però. Giocare in silenzio, vincere, poche parole. C'erano già le premesse per vedere nascere il soprannome Goat, ma la certificazione di terzi, quella in grado di definire un giocatore, quella ancora mancava. Seguirono un paio di stagioni in cui, fermo ai sopra citati 175 cm, il nostro divenne dapprima una guardia, poi un playmaker, infine specialista difensivo e del contropiede. Parliamo di un giocatore con velocità surreale, difensore devastante, capace di distruggere qualsiasi avversario dapprima emotivamente e poi anche fisicamente, posto che il fisico compatto alla Roberto Carlos lo rendeva invulnerabile a qualsiasi contatto. Tecnicamente, un giocatore dal grande ball handling, buon tiro in sospensione dalla media, un fulmine in contropiede e discreto anche in penetrazione a difesa schierata.

La compattenza del fisico, la mobilità orizzontale e non verticale, la capacità di correre travolgendo qualsiasi cosa e, perchè no, il capello riccio fluente misto ad un pizzetto tattico ne avevano già generato il nickname, ovvero "the Goat", la capra. Ma mancava ancora il momento topico, quello in cui puoi constatare la magìa, quello in cui nascono le leggende.

Ormai dieci anni fa, si disputava la finale di serie D per salire in C2. Prima vittoria in trasferta, si torna sul parquet amico per chiudere i giochi. Partenza terribile, -15 in pochi minuti, a causa forse di un pò di rilassatezza. A poco a poco si ricuce il punteggio fino alla quasi parità. Sul campo, sul finire del secondo quarto, c'è anche the Goat, per dare la spallata finale ed andare all'intervallo in parità. Dapprima un recupero, un paio di minuti difensivamente eccellenti sul giocatore avversario più pericoloso, infine un canestro in contropiede. Era caldo, caldissimo. La palla arrivò nelle sue mani, finta, incrocio, penetrazione, destro, sinistro e inciampo.. Dritto di testa nei cosiddetti dell'avversario. L'arbitro fischia. Fallo difensivo, fischiato forse più per indicare il punto dove era arrivata la casuale testata. Risultato, due tiri liberi per il Goat, terzo fallo per l'avversario, in quel momento l'avversario più pericoloso. Scattano le proteste, nella palestra, nonostante il delirio degli spettatori presenti, si riesce ad udire: "ma quello mi è entrato addosso come un caprone!! Che ca... di fallo è?" .. Tecnico, quarto fallo e contestuale certificazione del terzo, l'attestazione che mancava, nasceva per tutti, non solo per i suoi compagni, il caprone,The Goat.

In quel momento, per chi era in campo, si potè percepire la magìa, un giocatore, un nickname, the Goat divenne LEGGENDA! Il resto non contava più, ah, poi la partita fu anche vinta, ma questo, al cospetto di una leggenda, era solo un dettaglio!

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