Ciuff – I Giganti della Pallacanestro

I 5 europei più forti di sempre

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In questo bellissimo articolo di Mattia D'Orazio, vi riportiamo, in una top5, i migliori 5 giocatori europei dell'era moderna, in sostanza quelli dagli anni ottanta ad oggi, quelli che hanno sgretolato il muro di confine tra i pro americani e gli europei, dimostrando per primi che con gli statunitensi si poteva competere. E' sempre molto difficile, in una top5, selezionare cinque giocatori che tutti possano condividere, inevitabilmente i 5 potrebbero essere indicati nel modo sbagliato, ad esempio, per la maggior parte di quelli della generazione anni 80, Petrovic è il numero #1 indiscusso e Sabonis il #2.

In più, ne mancano parecchi che sarebbero potuti entrare nel ranking, in un attimo, parlando dei precursori Nba, vengono in mente Divac, Marciulionis e Schrempf, subito dopo non si possono dimenticare Danilovic e Stojakovic, o magari Bodiroga, sebbene lui non sia mai andato in Nba. Ai giorni nostri, anche Pau Gasol potrebbe legittimamente ambire ad un posto d'onore nella graduatoria, o suo fratello Marc, o magari Navarro, anche e lui in Nba c'è stato per una sola stagione. Ma di nomi se ne potrebbero fare ancora tanti, i greci Galis e Diamantidis, appartenenti a due epoche diverse, o magari Turkoglu, Jasikevicius e Radja, e tantissimi altri se ne potrebbero citare. Tra i più giovani, da tenere sotto osservazione Batum, Rubio e Valanciunas, potrebbero esplodere.

Quanto agli italiani, nel periodo temporale preso come riferimento, soltanto Fucka e Andrea Meneghin hanno raggiunto picchi di rendimento tali da poter essere accostati a questi super fenomeni (rispettivamente Mr Europa 1999 e 2000), ma si sono fermati un gradino più in basso, come Myers, magari. Al giorno d'oggi, invece, dopo aver sognato per Bargnani, ormai definitivamente collocatosi in una fascia di livello più basso, dopo le speranze iniziali, in questo momento siamo nelle mani di Belinelli e Gallinari, il primo al suo massimo in carriera, con i primi grandi riconoscimenti in Nba, il secondo fermo da un anno ma europeo di riferimento per tutto il movimento cestistico, nel momento in cui si è infortunato. Per dirla come Sasha Djordjevic, che in questa graduatoria non ci starebbe neanche troppo male: "Quando i vari Gasol, Parker e Nowitzki si ritireranno, si aprirà una gara per dimostrare di essere l'europeo numero 1 in assoluto, e Danilo ha le carte in regola per ergersi a tale livello". Noi ci speriamo, dalla prossima stagione il Gallo ricomincerà da dove aveva lasciato.

Sergio Lombardo & Andrea Di Vita

Estate 1992,a Barcellona una dozzina di statunitensi evangelizza il resto del mondo sul concetto di eccellenza in quello sport inventato da loro in collaborazione con un canadese che si riservò l'immortalità appendendo due cesti di pesche agli estremi di una palestra. La passeggiata verso l'oro del Dream Team fu imbarazzante e lo scarto medio di oltre 40 punti con i quali Jordan e compagnia chiusero il torneo era la prova più evidente dell'insormontabile superiorità a stelle e strisce nella pallacanestro. Se adesso possiamo affermare che il divario si è quantomeno ridotto, se non addirittura quasi scomparso è anche per merito di 5 europei che hanno dominato oltreoceano in questi ultimi anni. Ognuno di questi è rimasto particolarmente coinvolto, chi in prima persona, chi in terza, negli eventi spagnoli dell'estate 1992.

#1 DIRK NOWITZKI

In quella stessa estate a Wurzburg,in Germania,uno spilungone longilineo di 14 anni non si perdeva una partita dei suoi idoli americani, e fu grazie a loro che si appassionò davvero a questo sport, che lui riteneva da "femminucce" fino a poco tempo prima. Rimase stupito dalle migliaia di persone assiepate fuori dall'hotel in cui alloggiava la nazionale e, eh eh, da Charles Barkley e la sua abilità diplomatica: "Non so un accidenti dell'Angola.Però l'Angola è nei guai". Sarà proprio Sir Charles,qualche anno dopo, a dichiarare "Parlano di Champagne e Mercedes, ma il più grande prodotto di sempre di importanza europea è Dirk Nowitzki", folgorato dal talento dello smilzo,che nel frattempo era diventato per tutti Wunder Dirk. Merito degli insegnamenti di Holger Geschwinder,ex nazionale tedesco,che lo scovò quindicenne e lo prese sotto la sua ala. Avrebbe fatto di lui il miglior 2.10 perimetrale di sempre alternando esercizi di tiro con gambe divaricate a lezioni di scherma e sassofono e partite di scacchi. Dopo aver catturato lo show all'Hoop Summit del 1998 con 33 punti e 14 rimbalzi viene selezionato alla numero 6 da Dallas. Il resto è storia,dall'amicizia con Nash alle finali perse nel 2006 contro Miami, dall'MVP del 2007, primo europeo di sempre, fino alla vendetta del 2011 ai danni dei Big Three. Giocatore unico ed irripetibile che ha fatto della sua atipicità il suo grande punto di forza, Nowitzki è stato il cestista europeo con maggiore impatto nella NBA.

#2 DRAZEN PETROVIC

Nella stessa gara dell' "aggressione" (agonistica,beninteso), di cui leggerete sotto, ai danni di Toni Kukoc da parte di Jordan e Pippen, a cui seguì la vittoria per 103-70 a favore del Dream Team,un cestista croato impressionò a prescindere dalla sconfitta. La leggenda narrava che avesse segnato 112 punti in una sola gara e il suo talento veniva accostato a quello di un compositore austriaco. Drazen Petrovic, il Mozart del parquet, si accingeva quell'estate ad iniziare una stagione strepitosa con la maglia dei Nets, poi chiusa con 22,3 punti di media e l'inclusione nel terzo miglior quintetto NBA, il tutto sotto la guida del suo coach, Chuck Daly, lo stesso che stava annientando la sua Croazia a Barcellona, seduto sull'altra panchina. Quella purtroppo sarà l'ultima stagione di Drazen che,come Mozart, morirà troppo presto, il 7 giugno 1993, in un incidente stradale, all'apice della sua carriera, dopo aver dimostrato realmente il suo valore in un contesto,quello dei Nets,che gli permetteva di esprimere appieno il suo potenziale dopo gli anni non indimenticabili di Portland, in un periodo in cui gli europei in NBA si contavano sulle dita di una mano. La sua posizione in questa classifica è fortemente condizionata dalle incognite su quello che sarebbe potuto essere il suo futuro in NBA,magari sarebbe diventato lui il primo europeo ad aggiudicarsi l'MVP della regular season o delle finali, del resto a 28 anni era la seconda miglior guardia della Nba, dietro Michael Jordan, ma non possiamo che immaginare ciò che questo talento irripetibile avrebbe combinato se quella sera di giugno il destino non fosse stato così beffardo.

#3  TONY PARKER

In quell'estate del '92 anche un ragazzino francese seguiva avidamente le olimpiadi. Praticava le football,a cui sei indirizzato quasi per legge se cresci in Francia, specialmente dopo che un trequartista di quelle parti,ora presidente della Uefa,aveva affilato 3 Palloni d'Oro consecutivi,tra l'altro nello stesso periodo in cui Larry Bird, che come Michel Platini avrà un brillante futuro dirigenziale, stava lavorando allo stesso tipo di tripletta con gli MVP della regular season Nba. Guardando il Dream Team, specialmente il ghepardo col 23 che aveva ammirato dal vivo l'anno prima a Chicago,ed emulando le sue gesta nei campetti d'oltralpe, il nostro si accorge di non aver ereditato dal padre, Tony sr.,ex-cestista, solo il nome di battesimo, ma anche un discreto talento ed una velocità insolita per un bipede che intuisce potrebbe tornargli utile nello sport paterno. Di questo si accorge anche R.C. Buford g.m. degli Spurs e architetto della squadra più vincente degli ultimi 15 anni,e nel 2001 lo sceglie alla pick numero 28. Vincerà il suo primo titolo,da protagonista, l'anno successivo e ne aggiungerà altri due nel 2005 e nel 2007, aggiudicandosi in quell'anno anche l'MVP delle Finali, primo europeo a riuscirci. Non male per un ex aspirante calciatore. Grazie Michael.

#4 ARVYDAS SABONIS

Sembrerà strano,ma alle Olimpiadi di Barcellona le magliette che andavano a ruba non erano quelle del Dream Team. La t-shirt della nazionale lituana di basket,un capolavoro di psichedelia allucinogena dove,sullo sfondo di un'esplosione verde,rossa e gialla,campeggiava lo scheletro simbolo dei Grateful Dead (!?),è ormai un pezzo da collezione. Il motivo di quello scheletro è presto detto: i Grateful Dead, sensibili verso la causa dell'indipendenza lituana, finanziarono con 5.000 dollari e i diritti sulla commercializzazione di questa t-shirt, la spedizione di  Sarunas Marciulonis (notizia di qualche giorno fa il suo imminente ingresso nella Hall of Fame) e compagni alle Olimpiadi. Fu così che una nazionale auto-finanziata arrivò in semifinale,dove perse contro il Dream Team, ed ebbe l'opportunità di giocarsi la medaglia di bronzo contro la Russia. La partita,per ovvie ragioni politiche legate all'indipendenza lituana dall'ex Unione Sovietica,era molto sentita da entrambe le squadre,ma in particolare da un giocatore. Arvydas Sabonis,il principe del Baltico,fu ostacolato nel suo approdo in NBA dalle alte cariche sovietiche,che lo lasciarono libero di sbarcare a Portland solo all'età di 31 anni,nel 1995. Un talento (quasi) sprecato,l'equivalente cestistico di Christoph Waltz, che fino a qualche anno fa recitava nel Commissario Rex e ora,scovato da Tarantino,ha due Academy Awards sulla mensola della sala. Per Arvydas,tuttavia,non sono arrivati riconoscimenti formali oltreoceano, nonostante abbia disputato stagioni davvero ottime a Portland. Però tutti sapevano cosa avrebbe potuto fare questo gigante se fosse approdato in Nba nel momento giusto, del resto l'intero mondo lo aveva visto annientare David Robinson a Seul nel 1988. Se non fosse stata limitata dagli infortuni e dalla burocrazia sovietica, una "guardia" di 220 centimetri avrebbe dominato anche in NBA, troppa visione di gioco, troppo tiro da tre punti in relazione all'altezza. Di sicuro nessuno riuscì a fermarlo quella sera nella finalina per il bronzo, anzi, qualcuno sì, la sua compagna di una vita, la vodka, con cui festeggiò la medaglia. Saltò la cerimonia di premiazione e la leggenda narra che lo abbiano ritrovato due giorni dopo nel dormitorio femminile russo. Unico.

#5 TONI KUKOC

Nel 1990 Chicago prelevò l' "Airone di Spalato" da Treviso con la ventinovesima scelta assoluta e il general manager dei Bulls, Jerry Krause,per poter offrire al croato un contratto appetibile decise di non estendere quello di Scottie Pippen. Del resto veniva da uno scudetto con la Benetton, da dominatore assoluto, e da tre coppe dei Campioni da miglior giocatore d'Europa. Ciò nonostante, si dice che in NBA le questioni di soldi siano le più spinose e pare che Pippen, eufemisticamente parlando, non abbia particolarmente gradito la scelta. Fu per questo che, nel 1992, prima della seconda gara del team USA, contro la Croazia, convinse Michael a non far nemmeno vedere la palla al talento di Spalato. Il tabellino a fine partita recitava 2/11 dal campo e 7 palle perse per Toni. "Kukoc è un buon giocatore", commentò a fine gara Pippen, "ma ora è nella lega giusta". Probabilmente lo stesso Pippen sapeva di sbagliarsi, anche perchè di lì a poco, nella finale per l'oro olimpico, Toni chiuse con 16 punti, 9 assist e 5 rimbalzi, il tabellino che ti aspetteresti da un ala di 210 cm. Ad ogni modo, nonostante il biglietto da visita, Kukoc riuscì a costruirsi una più che solida carriera NBA,vestendo 4 maglie diverse e vincendo 3 titoli NBA con i Bulls. Lo stesso Pippen qualche anno dopo,durante il momentaneo ritiro di Jordan, si rifiuterà di entrare in campo nei secondi finali di una partita di post-season contro i Knicks in quanto Phil Jackson aveva affidato l'ultimo tiro a Kukoc,che ovviamente non sbaglierà e regalerà la vittoria ai Bulls. E saranno ancora loro due,stavolta insieme,a mettere il punto esclamativo alla cavalcata trionfale dei Bulls nel  '97. Scottie ruba la palla dopo una rimessa dei Jazz e tuffandosi la serve a Kukoc che schiaccia a fil di sirena. Partita,serie e titolo.

                                                                                                                                                                                                                                        Mattia D'Orazio

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One comment on “I 5 europei più forti di sempre

  1. aletede01 scrive:

    petrovic dovrebbe essere primo e nowitzki econdo senza nessuna ombra di dubbio

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