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Draft Busts - I più grandi flop al Draft NBA

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Il Draft 2013 si è appena concluso e già in molti si domandano che impatto avranno i rookie del 2013 sul futuro della NBA e chi tra loro diventerà una stella della federazione.

La storia però dice che tentare di rispondere a queste domande senza lasciare che sia il parquet a dare il suo responso è un esercizio quantomeno pericoloso, poichè spesso i pronostici si ribaltano: basti pensare alla quantità di “Draft Steals” che si sono succedute negli anni, con atleti ritenuti mediocri e dimostratisi invece di prima fascia (a tal proposito, leggete QUI il nostro articolo che tratta dei 10 migliori “furti” della storia del Draft NBA) e all’altra faccia della stessa medaglia, i “Draft Busts”, prime scelte o giocatori selezionati nelle fasi iniziali che nonostante le enormi aspettative sul loro conto non sono mai riusciti a dimostrare il loro (presunto?) valore.

Proprio di “Draft Busts” ci occupiamo in questo articolo, con una classifica delle 10 peggiori scelte di sempre al Draft NBA.

10. Hasheem Thabeet (Draft 2009, pick n.2 ad opera dei Memphis Grizzlies)

http://nimg.sulekha.com

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Iniziamo con il dire che Thabeet, classe 1987, complice un apparente miglioramento, sembra ancora avere la possibilità di scavarsi un cantuccio, seppur piccolo, in NBA: di certo, però, le aspettative dei Grizzlies su questo centro tanzaniano di 221 cm dovevano essere ben diverse, se si pensa che il giocatore arrivava da una annata NCAA, con i Connecticut Huskies, da 13.6 PPG e 10.8 RPG, 152 stoppate complessive e che era stato premiato come Big East Defensive Player of the Year e Big East Player of the Year (insieme a DeJuan Blair).

L’impatto con la NBA sarà però immediatamente difficile per Thabeet, tanto da portare i Grizzlies, nel corso della sua stagione da rookie, a trasferirlo momentaneamente in D-League, ai Dakota Wizards, concedendogli il non particolarmente onorevole titolo di più alta scelta di sempre al Draft ad essere parcheggiata nella lega di sviluppo della NBA.

Dopo una prima annata conclusa con appena 3.1 PPG e 3.6 RPG, rientrerà nella trade che porterà Shane Battier a Memphis e verrà trasferito agli Houston Rockets, per essere da loro nuovamente spedito in D-League, stavolta ai Rio Grande Valley Vipers.

Ai Rockets resterà per circa 1 anno solare a cavallo delle stagioni 2010/2011 e 2011/2012, scendendo in campo appena 7 volte, e venendo poi trasferito ai Portland Trail Blazers nell’ambito della trade relativa a Marcus Camby.

Anche con Portland i risultati non saranno soddisfacenti, con appena 15 apparizioni, 1.9 PPG e 2.3 RPG.

Divenuto free agent, firmerà con gli Oklahoma City Thunders con cui disputerà una stagione 2012/13 da 66 presenze, 2.4 PPG e 3 RPG, ottenendo quantomeno un minimo di continuità rispetto alle disastrose annate precedenti.

Vedremo cosa riserverà il futuro al giocatore: di certo Memphis (peraltro, con in roster un Marc Gasol che nel ruolo di centro assicura rendimento) avrebbe potuto scegliere meglio in un draft che ha visto selezionati dopo Thabeet, tra gli altri, James Harden, Ricky Rubio e Stephen Curry.

9. Marvin Williams (Draft 2005, pick n.2 ad opera degli Atlanta Hawks)

http://chriswalder26.files.wordpress.com

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Campione NCAA nel 2005 con i North Carolina Tar Heels, in cui svolgeva un eccellente lavoro da sesto uomo con medie da 11.3 PPG e 6.6 RPG, per Marvin Williams non può essere fatto lo stesso discorso di Thabeet: mentre il centro non è finora mai riuscito ad offrire un rendimento degno di questo nome, Williams si è comunque dimostrato un’ala di discreto affidamento, militando negli Hawks per 7 stagioni consecutive (2005/06 – 2011/12) con medie da 11.5 PPG e 5.5 RPG, prima di essere trasferito agli Utah Jazz per Devin Harris, dove le sue valutazioni, nel corso della stagione 2012/13 sono calate a 7.2 PPG e 3.6 RPG.

Il problema di Williams, dimostratosi dunque onesto mestierante NBA, e che lo porta a sopravanzare Thabeet in classifica, è principalmente quello di essersi messo dietro le spalle la terza e quarta scelta del Draft 2005, ovvero Deron Williams e soprattutto Chris Paul: vi dicono qualcosa?

8. Robert Traylor (Draft 1998, pick n.6 ad opera dei Milwaukee Bucks)

http://www.italnews.info

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Quando si parla di "The Tractor" Robert Traylor non si parla solo di Draft Bust, ma anche di una delle peggiori trade di sempre: per la precisione, il giocatore fu selezionato dai Dallas Mavericks, per essere poi immediatamente trasferito ai Milwaukee Bucks per le scelte numero 9 e 19 del Draft in questione, e la numero 9 altro non sarà che Dirk Nowitzki, futuro MVP NBA che molti anni dopo trascinerà proprio Dallas al titolo.

Traylor, invece? 7 stagioni nella massima lega americana senza incidere, passando appunto dai Milwaukee Bucks (1998/99 – 1999/00), dai Cleveland Cavaliers (2000/01), dai Charlotte prima e New Orleans Hornets poi, (2001-04) e infine di nuovo dai Cavaliers (2004/05) con medie da 4.8 PPG e 3.7 PPG.

Girerà poi il mondo giocando in Spagna, Porto Rico, Messico, Turchia e anche Italia, con Napoli.

Morirà nel 2011, ad appena 34 anni, per un attacco di cuore.

7. Chris Washburn (Draft 1986, pick n. 3 ad opera dei Golden State Warriors)

http://cdn.bleacherreport.net

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Spostandoci un po’ indietro nel tempo, analizzando la figura di Chris Washburn ci si riferisce ad un genere di fallimento completamente diverso rispetto a quelli finora elencati.

Il giocatore, selezionato dai Golden State Warriors al numero 3 (prima di, tra gli altri, Ron Harper e Arvydas Sabonis), era un centro di talento (con medie da 17.6 PPG e 6.7 RPG al college con i North Carolina State Wolfpack) ma ritenuto, ancor prima del Draft, privo di etica professionale e già protagonista di qualche piccolo scandalo.

Problematiche, queste, che emergeranno immediatamente all’ingresso in NBA, dove resterà solo 2 stagioni (1986-87 e prima parte della 1987-88 ai Warriors, per poi trasferirsi per la seconda parte della stessa agli Atlanta Hawks) prima di essere escluso a vita dalla lega dopo aver fallito 3 drug test.

Dopo essersi barcamenato per qualche anno nelle leghe minori americane, Washburn si è ritirato definitivamente nel 1994, passando al settore della ristorazione con l’apertura del ristorante “Washburn’s Wings and more” nella nativa Hickory, North Carolina: dalle recensioni su tripadvisor non sembra nemmeno si mangi male.

6. Adam Morrison (Draft 2006, pick n.3 ad opera dei Charlotte Bobcats)

http://www.sportsbully.com

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Saltiamo di un ventennio in avanti e passiamo ad un Bust un po’ particolare: Adam Morrison, due volte campione NBA.

Abituato sin da piccolo a convivere con un diabete abbastanza debilitante ma non tale da comprometterne le capacità sportive, Morrison entra in NBA dalla porta principale, terza scelta nel 2006 ad opera di quei Charlotte Bobcats che lo preferiscono a giocatori del calibro di Brandon Roy, Rudy Gay e Rajon Rondo.

La scelta però, facile da criticare a posteriori, non era immotivata: Morrison, che nel suo ultimo anno di college, da junior, metteva a referto 28.1 PPG in NCAA con la casacca dei Gonzaga Bulldogs, si presentava come uno dei prospetti più interessanti del Draft.

E il suo primo anno in NBA con i Bobcats, ovvero quella stagione 2006/07 che chiuderà con una media di 11.8 PPG, 2.9 RPG e 2.1 APG, non fu neppure troppo malvagio, seppur caratterizzato da un rendimento altalenante.

Purtroppo, un infortunio (legamento crociato anteriore) durante un incontro di preseason con i Lakers nell’ottobre del 2007 ne pregiudicherà il resto della carriera: dopo aver saltato una intera stagione, giocherà il 2008/09 ancora a Charlotte tenendo medie da 4.5 PPG, per poi trasferirsi per un biennio ai Lakers dove, offrendo ai suoi compagni 1.85 PPG siederà in panchina mentre loro vinceranno due titoli.

Rilasciato dai Lakers, tenterà di trasferirsi ai Washington Wizards ma sarà tagliato al termine del training camp, vivrà due brevi esperienze europee con la Stella Rossa di Belgrado ed il Besiktas e, nel settembre 2012 riuscirà a farsi mettere sotto contratto dai Portland Trail Blazers, che lo taglieranno però un mese dopo senza averlo mai utilizzato.

5. LaRue Martin (Draft 1972, pick n.1 ad opera dei Portland Trail Blazers)

http://i.cdn.turner.com

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Ed ecco la prima delle prime scelte di questa nostra speciale classifica, e con lei torniamo ai primi anni ’70, più precisamente al Draft del 1972, durante il quale i Portland Trail Blazers preferiscono a futuri hall of famer quali BobMcAdoo e Julius Erving i 211cm di LaRue Martin, centro da Loyola.

La portata dell’errore può essere chiaramente descritta da un semplice confronto: Martin, nella sua intera carriera NBA (4 stagioni a Portland con medie da 5.3 PPG, 4.6 RPG e ben 0.5 BPG) ha messo a segno 1430 punti; Bob McAdoo, seconda scelta quell’anno, 1441 nella sua sola stagione da rookie.

Se Martin non ha mai dimostrato di essere un giocatore di particolare valore, merita invece attenzione quanto avvenuto dopo il suo prematuro ritiro.

Inizialmente, schiacciato dalle troppe aspettative nei suoi confronti, vivrà un brutto periodo personale macchiato da problemi di alcolismo; deciderà a quel punto di rivoluzionare la sua vita “normalizzandola”, inizierà a lavorare alla UPS (si, quella dei pacchi) e lì resterà per oltre un ventennio, ritrovando quell’equilibrio personale che il fallimento nello sport professionistico gli aveva tolto.

Lui stesso racconterà della grande soddisfazione di avere ricevuto, molti anni dopo aver abbandonato la pallacanestro, una lettera personale da Larry Weinberg, proprietario dei Trail Blazers ai tempi della sua carriera NBA, piena di parole di stima per la sua capacità di ricostruirsi una vita normale.

4. Michael Olowokandi (Draft 1998, pick n.1 ad opera dei Los Angeles Clippers)

http://assets.nydailynews.com

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I Los Angeles Clippers, anche per l’infausto confronto con quei vicini di casa che rispondono al nome di Los Angeles Lakers, sono ritenuti una delle franchigie più perdenti della NBA.

Non entriamo nel merito di una valutazione del genere, ma diciamo che di certo non si aiutano se, di fronte all’importante occasione di una prima scelta in un draft, passano serenamente sopra ai nomi di Mike Bibby, Antawn Jamison, Vince Carter, Dirk Nowitzki e Paul per selezionare Michael Olowokandi, giovane centro nigeriano proveniente dalla University of the Pacific, non esattamente nota, soprattutto a quei tempi, per il suo blasone a livello cestistico, ma dove comunque aveva mantenuto nel suo ultimo anno al college interessanti medie da 22.2 PPG e 11.2 RPG.

Centro, origine nigeriana, persino una certa assonanza e la frittata è presto fatta, con Olowokandi messo di fronte alla terribile posizione di “possibile erede di Olajuwon”.

I numeri però saranno ben diversi: dopo 5 stagioni ai Clippers (1998/99 – 2002/03) con statistiche comunque in crescita (12.3 PPG e 9.1 RPG nella sua ultima annata a Los Angeles, segnata però da un grave infortunio che lo limita ad una ventina di presenze sul parquet) firmerà da free agent con i Minnesota Timberwolves, dove nell’arco di 2 stagioni e mezzo (2003/04 – Gennaio 2006) le sue valutazioni avranno un crollo verticale passando a 6.2 PPG e 5.4 RPG.

Trasferitosi a Boston, dove resterà per una stagione e mezza (Gennaio 2006 – 2006/07) nel poco spazio concessogli metterà a referto 2.3 PPG e 2 RPG, prima del definitivo ritiro.

Da ricordare un suo brevissimo passaggio in Italia, con la maglia della Virtus Bologna, prima dell’inizio della sua prima stagione NBA, quell’anno cominciata a Febbraio in virtù di un lockout.

3. Kwame Brown (Draft 2001, pick n.1 ad opera dei Washington Wizards)

http://4.bp.blogspot.com

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Ed eccoci finalmente al podio, il cui gradino più basso spetta a Kwame Brown, primo giocatore di High School ad essere selezionato come prima scelta di un draft NBA.

Se ciò non bastasse a fare intuire le enormi aspettative che i Washington Wizards avevano sul centro appena uscito dalla Glynn Academy (di cui era divenuto leader assoluto di rimbalzi e stoppate, nonché secondo marcatore di sempre), per presentare al meglio il quadro si potrebbe aggiungere che il presidente di quei Wizards, che si interessò direttamente al Draft in questione, era niente meno che His Airness Michael Jordan, che a quei tempi aveva probabilmente più credibilità dal punto di vista dirigenziale di quanta non ne abbia oggi.

E non si può dire che i Wizards non abbiamo dato tempo e fiducia a Brown, sostenendolo dopo una prima stagione (la 2001/02) da miseri 4.5 PPG e 3.5 RPG e scommettendo sulla sua crescita, ma senza ottenere in cambio quanto sperato: non solo dal punto di vista dei risultati sul parquet (dove pure si riscontravano miglioramenti costanti, soprattutto durante la stagione 2003/04 conclusa con medie da 10.9 PPG e 7.4 RPG) ma anche dal punto di vista della professionalità, motivo per il quale Brown era sempre più inviso non solo al pubblico ma anche a società e compagni (e in particolare a Gilbert Arenas), fino alla rottura definitiva avvenuta in occasione dei playoff 2005, in cui i Wizards sospesero il giocatore colpevole di avere finto dei malesseri dopo aver saltato alcuni allenamenti.

Dopo quella di Washington, Brown, oggi 31enne, ha vestito svariate altre casacche: Los Angeles Lakers (2005/06 – Febbraio 2008), Memphis Grizzlies (Febbraio 2008 – Giugno 2008), Detroit Pistons (2008/09 – 2009/10), Charlotte Bobcats (2010/11), Golden State Warriors (2011/12) e ancora, dal 2012/13, la sua attuale squadra, i Philadelphia 76ers, tenendo medie da 6.6 PPG e 5.5 RPH e senza mai riuscire a dare dimostrazione delle doti che lo avevano portato, ad inizio millennio, ad essere presentato come futuro protagonista della massima lega americana.

Ciò non bastasse, negli anni si è confermata la sua tendenza a cacciarsi nei guai, dai più seri (accuse di stupro e arresto per aver interferito con una indagine giudiziaria) ai più comici: ma che credibilità potrà mai avere un uomo che, nel cercare di tirare una torta in faccia al compagno di squadra Ronny Turiaf, colpisce un uomo, scappa con la sua limousine, e solo dopo essere stato identificato ed accusato si scusa con lo stesso offrendogli la cena allo Staples Center?

2. Darko Miličić (Draft 2003, pick n.2 ad opera dei Detroit Pistons)

http://2.bp.blogspot.com

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Provate a chiedere ad un qualsiasi appassionato di NBA quale sia, a suo parere, il Draft della storia recente caratterizzato dalla presenza di maggior talento e la risposta sarà certamente il Draft 2003, di cui ci limitiamo ad elencare le prime 5 scelte: LeBron James, Darko Miličić, Carmelo Anthony, Chris Bosh, Dwayne Wade.

Rileggiamo con attenzione: prima scelta LeBron James, il prescelto, che qualche anno dopo diverrà compagno di squadra della quarta scelta Chris Bosh e della quinta scelta Dwayne Wade, e che insieme a loro a Miami vincerà i titoli NBA del 2012 e del 2013 (Wade, sempre a Miami, lo aveva già vinto nel 2006), e ancora la terza scelta Carmelo Anthony, giocatore non titolato, quantomeno non ancora, ma talento assoluto a cui New York si è voluta affidare per tentare di ritornare sul tetto della NBA.

E tutto ciò senza volere nemmeno tentare di elencare gli innumerevoli riconoscimenti individuali ottenuti dai 4 in questi 10 anni di NBA.

E poi c’è lui, direttamente dalla Serbia, la seconda scelta a cui Anthony, Bosh e Wade hanno dovuto lasciare spazio e che solo James si è concesso il lusso di mettersi alle spalle, ad oggi l’indubbio Draft Bust del terzo millennio: Darko Miličić, selezionato dai Detroit Pistons.

Attenzione però nel sottovalutarlo, in quanto del quintetto in questione è stato abbondantemente il primo a laurearsi campione NBA, a meno di 19 anni, contribuendo alla vittoria del 2004 dei Pistons con delle strabilianti statistiche da 1.4 PPG e 1.3 RPG!

Ironia a parte, Miličić rappresenta davvero un clamoroso flop, estremizzato dal successo degli altri giocatori di quell’annata: ad oggi, dopo 12 anni di NBA, e dopo aver vestito le casacche di Detroit Pistons (2003/04 – Febbraio 2006), Orlando Magic (Febbraio 2006 – 2006/07), Memphis Grizzlies (2007/08 – Giugno 2009), New York Knicks (Giugno 2009 – Dicembre 2009), Minnesota Timberwolves (Febbraio 2010 – 2011/12) e Boston Celtics (1 sola presenza e 5 minuti di gioco durante la stagione 2012/13), le statistiche di Miličić recitano 6 PPG e 4.2 RPG.. un pò pochino per la seconda scelta in un draft di quel livello, non credete?

1. Sam Bowie (Draft 1984, pick n.2 ad opera dei Portland Trail Blazers)

http://media.npr.org

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Draft 1984, sono trascorsi 12 anni dalla terribile scelta di LaRue Martin al numero 1 del Draft 1972 e 8 dal suo ritiro, ed i Portland Trail Brazers, che hanno una già ottima squadra e necessitano di un centro per renderla di primissimo livello, si ritrovano di fronte all’appuntamento con il destino: per loro sfortuna il lancio della monetina gli nega la pick numero 1, con la quale gli Houston Rockets selezionano il giocatore che probabilmente avrebbe cambiato la storia della franchigia, Hakeem Olajuwon, e si trovano così costretti a ripiegare su Sam Bowie, centro da Kentucky che si era ben distinto a livello di college, pur avendo già sofferto di un paio di quei gravi infortuni che ne limiteranno di molto, in seguito, la carriera NBA.

Purtroppo per i Trail Blazers, questa scelta passerà alla storia come il più grande Draft Bust di tutti i tempi, perché la volontà di scegliere un centro li porterà ad ignorare Charles Barkley, John Stockton e soprattutto la terza scelta di quell’anno, colui che è unanimemente riconosciuto come il più grande giocatore di pallacanestro di tutti i tempi, Michael Jordan.

A rendere ancora più drammatico l’errore di Portland interviene anche la sfortuna: dopo una prima stagione, la 1984/85, da 10 PPG e 8.6 RPG, nulla se paragonato ai numeri di chi fu scelto dopo di lui ma comunque abbastanza per essere selezionato nell’All-Rookie Team, Bowie si romperà, in serie, gamba sinistra, gamba destra e tibia destra, finendo così per disputare appena 63 partite nell’arco delle sue altre 3 stagioni a Portland, dal 1985/86 al 1988/89.

Che il matrimonio tra Bowie e i Trail Blazers fosse maledetto lo testimonia il fatto che, dopo essere stato trasferito ai  New Jersey Nets, i suoi guai fisici spariranno, permettendogli 4 stagioni, dal 1989/90 al 1992/93, da circa 70 partite a stagione e delle medie da 12.9 PPG e 8.2 RPG.

Problemi che torneranno nelle sue ultime due stagioni da professionista, 1993/94 e 1994/95, vissute con la casacca dei Los Angeles Lakers con i quali disputerà soltanto 92 partite con medie da 6.7 PPG e 4.7 RPG.

Lo hanno fatto tutti e per quanto crudele tocca farlo anche a noi: Bowie, oggi nel mondo delle corse dei cavalli, chiuderà la sua carriera con 10.9 PPG, 7.5 RPG e 2.1 APG, numeri che spariscono di fronte ai 30.1 PPG di Jordan.

LaRue Martin, Sam Bowie, qualche anno dopo Greg Oden: con l’unica eccezione di Bill Walton nell’ormai lontano Draft 1974 credo che a Portland debbano trovare il modo di non avere più la necessità di selezionare centri al Draft, se vogliono davvero vincere qualcosa.

Una piccola citazione, in conclusione, meritano proprio Greg Oden e Jason “Jay” Williams, due Draft Bust legati più alla sfortuna che ad altro.

Difficile, ironie a parte, criticare i Trail Blazers per avere selezionato Greg Oden, prima scelta del Draft 2007 davanti a Kevin Durant: giocatore dal potenziale immenso ma assolutamente massacrato dagli infortuni e che, prima di essere tagliato dalla stessa Portland nel 2012, era riuscito a mettere insieme appena 82 presenze in 5 anni.

Sfortuna un po’ più cercata, ma indubbiamente sfortuna, anche per Jay Williams, selezionato dai Chicago Bulls con la seconda scelta del Draft 2002, dietro il solo Yao Ming: giunti quasi al termine della stagione 2002/03, durante la quale aveva indossato la casacca di Chicago per 75 volte, è protagonista di un drammatico incidente motociclistico (moto che, peraltro, guidava senza patente) in cui riporta la frattura dell’osso pelvico e la lesione dei legamenti del ginocchio sinistro.

Tenterà, senza successo, di rientrare in NBA nel 2006, con i New Jersey Nets, che lo taglieranno però prima dell’inizio del campionato.

Tante storie diverse, una sola certezza: la notte del Draft cambia tanto la vita dei ragazzi selezionati quanto, spesso, la storia delle società che li selezionano.

Attenzione però: non necessariamente in bene! Franchigie avvisate..

Ettore Gentile

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