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L'INCUBO LCA: tutto quello che vorreste sapere sul legamento crociato anteriore!

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Un tempo, quando il ginocchio "partiva", era ora di appendere le scarpe al chiodo e di farla finita con la pallacanestro. Adesso la situazione è cambiata, il crociato si rompe e si ricostruisce, in sei mesi di nuovo in campo potenzialmente con le stesse capacità fisiche e muscolari, salvo complicazioni di sorta, specialmente psicologiche, vedi D-Rose.

Certo ci si potrebbe chiedere perchè il numero dei giocatori costretti ad andare sotto i ferri per ricostruire un ginocchio sia notevolmente aumentato negli ultimi anni, un tempo gli infortuni non erano così numerosi, adesso sono all'ordine del giorno, oltretutto un giocatore di basket è esposto alla rottura del crociato anteriore, il famoso LCA, ben otto volte in più rispetto ad un giocatore che pratica un'altra disciplina.
Probabilmente la maggiore notorietà del crociato è dovuta proprio alla possibilità di recuperare attraverso operazione e fisioterapia, mentre un tempo se il ginocchio partiva, il giocatore veniva etichettato come uno con problemi alle ginocchia, punto e basta, destinato a terminare la propria carriera in calando, con enormi problemi fisici e di stabilità.

La rottura del crociato anteriore può essere più o meno dolorosa, integrale o parziale. Il LCA è privo di vasi sanguigni, quindi, di per sè, il legamento che si rompe non provoca dolore alcuno, ciò che duole è il ginocchio che fuoriesce dalla sua normale postazione, creando tumefazione interna.

Questo è quello che è apparentemente successo a Danilo Gallinari, il cui ginocchio è uscito fuori asse, con le conseguenti strazianti scene di dolore. Diversamente, se il ginocchio non esce fuori asse, in teoria si può pure continuare a giocare, in tanti, professionisti e non, hanno continuato la partita fino al termine, accorgendosi solo successivamente di quale entità fosse il danno subito.

In tali casi, generalmente, la rottura è parziale e il legamento viene definito, nel gergo medico "sfilacciato", non completamente rotto.  Il ginocchio, in entrambi i casi, si gonfia notevolmente, presagio della tragedia verificatasi.

Il gonfiore eccessivo è il primo sintomo che lascia immaginare la rottura del legamento crociato, decorso qualche giorno si può effettuare la risonanza magnetica, per avere una prima diagnosi, con la quale si può capire anche quale siano le conseguenze subite da cartilagine e menischi, spesso coinvolti proprio a casa della innaturale torsione del ginocchio. L'intervento, in tali casi, sarà accompagnato da un intervento di ripulitura del ginocchio, con asportazione o suturazione del menisco interessato.

M3361S-3034La prova manuale, invece, che il chirurgo effettua per avere la conferma della rottura, è la cosiddetta "prova del cassetto", con la quale verifica, esercitando una pressione dietro il ginocchio, se e quanto quest'ultimo va fuori asse, come un cassetto che viene aperto.

Ricevuta la diagnosi, non resta che operarsi, sostituendo il legamento rotto con altro tessuto prelevato, a secondo del tipo di intervento prescelto, dal tendine rotuleo o con tessuto semitendinoso gracile, viceversa si può optare anche per un legamento artificiale. Il primo intervento, più doloroso, è maggiormente indicato per gli atleti giovani, poichè è ritenuto più resistente. In sostanza si preleva del tessuto che può essere adattato per la sostituzione del crociato, e viene inserito tra tibia e femore, saldato con delle viti che poi vengono sostanzialmente assorbite dall'osso.

Eseguito l'intervento, quando ancora il ginocchio è pieno di punti e, spesso, anche di tubicini per il drenaggio, i medici cominciano le prime mobilitazioni passive, che proseguono attraverso un attrezzo meccanico chiamato kinetec, che per 15 giorni serve a piegare il ginocchio fino a 130°. In tale periodo, spesso si devono fare sedute di magnetoterapia.

Per il primo mese la gamba deve restare bloccata con un tutore, anche se via via che si va avanti il tutore può essere gradualmente abbandonato, salvo comunque utilizzare prima due e poi una stampella per avere sostegno nella deambulazione. Dopo il primo mese si passa alla cyclette, inizialmente con sellino molto alto, per non rischiare piegamenti eccessivi, poi via procedendo con sellino ad altezza naturale. Severamente vietata è la leg extension, che dopo due mesi può essere effettuata esclusivamente a gamba rigida e mai con gamba a 90°, essendo quest'ultimo l'esercizio più rischioso per il nuovo legamento. In tale periodo la palestra può essere abbinata ad esercizi in piscina, dove l'acqua consente di effettuare i primi movimenti senza rischiare eccessivamente. A poco a poco si può cominciare a correre, incrementando di giorno in giorno prima la velocità e poi la possibilità di effettuare movimenti laterali e cambi di direzioni, questi ultimi mai prima del terzo mese di riabilitazione. In questo periodo il lavoro di basa tutto sul recupero della forza muscolare, dapprima con elastici, in seguito con pressa, leg extension a gamba rigida, leg curling assistita, esercisi per adduttori ed abduttori. Lo squat viene ammesso, ma soltanto se assistito, e se la riabilitazione riguarda un professionista, spesso lo squat viene effettuato contestualmente a stimolazione muscolare elettrica, ciò al fine di incrementare la potenza esplosiva.

Quando la potenza è praticamente equiparabile a quella dell'altra gamba, si deve lavorare sui cambi di direzione, esercizi con pallone, primi tiri in sospensione, poi scivolamenti difensivi, ed infine si può tornare a lavorare in squadra, dapprima soltanto per esercizi non agonistici, in seguito anche in contesti agonistici.

Quando la potenza è raggiunta, la gamba è perfettamente in grado di effettuare tutti i movimenti, a quel punto il lavoro è solo ed esclusivamente mentale, ed in quello niente e nessuno può venire in aiuto del giocatore che rientra sul parquet. Si può lavorare per mesi, ma la testa ti dirà sempre di caricare più sull'altra gamba, di proteggere la gamba operata, ciò nonostante clinicamente magari le due siano perfettamente dotate della medesima potenza.  Emblematico il caso di Derrick Rose, dichiarato "sano" da mesi, non ancora in grado di scendere sul parquet per una partita ufficiale. La realtà è una e una sola, finchè non si scende in campo per davvero, la testa dirà sempre "ancora no, ancora è presto, certi movimenti non li posso fare", poi arriva la partita, si scende in campo e, a quel punto, o va, o sono guai. Si dice che se scruti dentro l'abisso, l'abisso poi scruta dentro di te, il concetto si può facilmente riportare a questo tipo di infortunio. Bisogna lottare per respingere l'incubo che vuole penetrarti in testa, entrare in campo, chiudere gli occhi, andare dentro, un "terribile" giro in palleggio e poi è fatta.

ANDREA DI VITA

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One comment on “L'INCUBO LCA: tutto quello che vorreste sapere sul legamento crociato anteriore!

  1. flilippo scrive:

    Complimenti. Una carica particolare per atleti e non operati. Grazie

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