Ciuff – I Giganti della Pallacanestro

Davide Bonora ci parla di Virtus Roma

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Davide Bonora, ex playmaker della nazionale italiana, classe 1973, un campione d'europa sia per club che per nazionale, 185 cm al servizio di ogni squadra con cui è sceso in campo, nell’ordine Verona, Treviso, Virtus Bologna, Roma, Avellino e Rieti. Lo abbiamo incontrato nell’intervallo di gara2 tra la Virtus Roma e la Trenkwalder Reggio Emilia e abbiamo colto l’occasione per intraprendere con lui, molto disponibile, una piacevole conversazione e per porgli qualche domanda.

davide bonora

Davide Bonora a colloquio [Foto Venditti]

  • Innanzitutto, sei rimasto nel mondo della pallacanestro??

La scorsa stagione ho collaborato proprio con la Virtus Roma, in qualità di team manager, poi a fine stagione ho deciso, di comune accordo con la società, con la quale sono comunque rimasto in buoni rapporti, di intraprendere un percorso diverso. Adesso collaboro con un’agenzia di procuratori e mi occupo, in particolare, di scouting, alla ricerca di giovani talenti. Quindi sì, sono ancora nel mondo della pallacanestro.

  • Cosa ne pensi della stagione sin qui disputata dall’Acea Roma?

Direi un'ottima stagione, superiore alle aspettative iniziali. Al di là del talento dei singoli giocatori e del loro valore individuale, ottimo è stato il lavoro di coach Calvani che ha saputo trovare la chimica giusta per dare una forte identità alla squadra.

  • Qualche considerazione su questa gara2 ?

Una grandissima prestazione, specialmente considerando le assenze di Lawal (per una distorsione alla caviglia, ndr) e di Taylor (frattura del setto nasale, ndr). Il cambio di atteggiamento tra gara1 e gara2 è evidente ed in questo si vede il lavoro di Marco Calvani, uno che sa lavorare bene sulla testa dei giocatori, per motivarli e dar loro la giusta carica.

  • In pratica, il coach avrà dato ai giocatori una bella strigliata?

Beh, diciamo che sicuramente avranno visto tanti video!

  • Un’idea su questa serie di quarti di finale?

La serie resta comunque lunga ed imprevedibile perché anche la Reggiana ha disputato un’ottima stagione e viaggia sull’onda dell’entusiasmo.

  • Il momento più bello della tua carriera?

Sicuramente lo scudetto con la Benetton Treviso, nel 1997.  In nazionale, invece, l’argento europeo del 1997 è stato il momento più emozionante, nonostante nel 1999 sia arrivato anche l’oro. Questo perché nel 1997 non eravamo considerati e poi siamo comunque arrivati fino alla finale, giocando un bel basket. In più, anche a livello personale, ero il playmaker titolare. Nel 1999 invece partivamo come favoriti accanto alla Jugoslavia e, oltretutto, ho giocato di meno, anche perché la concezione del playmaker stava cambiando verso un tipo diverso di giocatore.

 (Benetton Treviso 1996/97. Allenatore: Mike D’Antoni. In squadra con lui: Henry Williams, Ricky Pittis, Glenn Sekunda, Zele Rebraca, Denis Marconato e Andrea Niccolai, ndr)

(Nazionale, campionati europei 1997. Allenatore: Ettore Messina. In squadra: Bonora, Myers, Pittis, Fucka, Gay. Coldebella, Abbio, Moretti, Frosini, Carera, Galanda e Marconato, ndr)

  • Un giovane nel quale rivede un po’ di sé?

Direi Tambone, ha sicuramente le doti tecniche, la grinta ed il carattere per far bene.

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E in effetti il ragazzo proprio in questa gara2 ha dato prova di cosa sia in grado di fare, innanzitutto con una penetrazione partendo dalla posizione di ala, andando verso il centro, con assist e schiacciata di Czyz. Poi qualche buona difesa, una tripla e comunque la sensazione che sia già pronto per tenere bene il campo in serie A, nonostante la giovane età. Le doti si vedono e sono le basi su cui lavorare, ma di strada per avvicinarsi a Davide Bonora ne deve fare ancora tanta. Staremo a vedere.

 Andrea Di Vita

 

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